UN ORDINE ILLOGICO

UN CŒUR NOUVEAU
01/10/2017
UN ORDRE ILLOGIQUE
01/10/2017

Afflizioni della vita

Quello che piace meno agli esseri umani sono le difficoltà ed i problemi. Istintivamente li evitiamo come il gatto fugge dall’acqua fredda. Amiamo vivere nella sicurezza e nella stabilità della quotidianità; che il domani sia prevedibile e che ci troviamo in un ambiente di pace e gioia. Purtroppo viviamo in un mondo piagato dal male e dal peccato. I colpi, i conflitti, le difficoltà ed altri tipi di prove, causano angoscia nell’anima e possono portare a depressione, malattia, scoraggiamento e sconfitta spirituale.­­­­­

Il Signor Gesù Cristo anticipò questa condizione umana quando disse: Nel mondo avrete tribolazioni” (Gv.16:33). In altre versioni, appaiono termini quali: “afflizioni”, “angustie”, “sofferenze”, “prove”, “tristezze”; queste parole sono sinonimi e ci parlano di una situazione o situazioni che contrastano chiaramente con il nostro desiderio di pace e stabilità mentale. Come possiamo essere felici quando siamo assaliti dalla sofferenza? Umanamente parlando è impossibile.­­­­­

Freddezza di fronte alla Parola

Tuttavia, troviamo nella Parola molte allusioni a non desistere ed a restare inalterati nonostante le difficoltà che siamo chiamati ad affrontare: “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate” (Giac. 1:2). Una mente logica, che pensa di causa-effetto, dedurrà al leggere queste parole che qualcosa non è a posto. Come possiamo rallegrarci quando siamo profondamente assaliti da prove?

La Bibbia è piena di “apparenti paradossi”, di ordini illogici e cose contraddittorie che confondono i lettori superficiali; per esempio, che dovremmo rallegrarci quando ci perseguitano o accusano e dicono ogni sorta di male contro di noi. Quale mente logica può capire questo? Siamo contenti quando tutto va bene e non quando tutto cade a pezzi. Tuttavia, queste parole hanno un significato al di là del letterale.­

La domanda che ci dobbiamo porre per capire queste apparenti contraddizioni o ordini illogici è: possiamo conoscere ed accettare qualcosa che non studiamo con profondità? Dio ci ha dato la Bibbia perché facessimo di essa la nostra guida, la sorgente da cui bere l’acqua che sostiene la nostra vita di fede, che soddisfa il vuoto spirituale dell’anima, la miniera dalla quale estrarre le preziose gemme della verità. Ma è impossibile che una persona che professa di essere un cristiano ma non indaga a fondo la parola, possa avere idee chiare e sapere cosa fare in ogni situazione difficile che si vive in questa vita.­

Questa è precisamente la trappola del nemico, che i seguaci di Cristo vivano “immersi” nei loro molteplici impegni e distrazioni e che non abbiano il tempo di esaminare le loro Bibbie. Si noti che nei secoli passati, quando la Bibbia scarseggiava e le persone che la leggevano venivano perseguitate, i credenti manifestavano un maggiore zelo. A loro non importava rischiare la reputazione, perdere il loro status, la loro libertà e persino la vita, solo per immergersi nella meravigliosa Parola di Dio. Questo sì che è un esempio di fede e coraggio!  ­

Oggi la strategia del nemico è cambiata; “diamo la Bibbia a tutti”, dice il diavolo ai suoi angeli, “ma rubiamogli l’interesse a investigarla.” “Inondiamo il mondo di luci, di attrazioni di ogni tipo che distraggano coloro che professano di seguire Cristo; mettiamo alla loro portata la tecnologia e che essa assorba tutto il loro interesse al punto di non avere voglia né tempo di studiare la Bibbia”. Bisogna ammettere che ha avuto successo con molti credenti che sanno poco circa i principi fondamentali della fede cristiana.  ­­­­­

Una guida sicura

Quello che stiamo dicendo non deve essere interpretato come se intendessimo dire che la lettura della Bibbia risolva i nostri problemi, no. Ma senza investigare le sue pagine non è possibile avanzare nella vita di fede. La spiegazione è semplice. La Bibbia è la lampada che guida i nostri passi sulla via della vita, “Una lampada al mio piede è la tua parola, luce sul mio sentiero” (Sal. 119:105).  In essa è contenuta la rivelazione di Dio, tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere per essere felice qui e per un giorno essere in grado di vivere in cielo. Non è un libro comune; i suoi insegnamenti ci guidano alla verità e ci insegnano a cambiare il nostro carattere; ci mostrano l’origine del male e come combatterlo; questo è stato lo scopo di Dio nell’ispirarne il contenuto: aprire la tenda che ci dà accesso al suo mondo e, quindi, farci partecipi del suo piano di salvezza.

Ci rendiamo conto, di conseguenza, dell’importanza che riveste lo studio profondo del suo contenuto? La fede di ciascuno sarà provata col fuoco, cioè con le dure e complesse prove della vita; così come la qualità dell’oro si prova nel fuoco, così la nostra fede si rivela nel fuoco della prova (1Pt. 1:7-8) e questo ci deve riempire di gioia, perché ogni volta che superiamo una piccola o grande difficoltà senza perderci d’animo o abbandonare la nostra fede, il nostro carattere si sta formando per l’eternità: “Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove” (1 Pt. 1:6). ­

“La nostra salvezza dipende dalla conoscenza della verità contenuta nella Scrittura e Dio vuole che la facciamo nostra. Investigate, oh, investigate la preziosa Bibbia con un cuore affamato, esplorate la Parola di Dio come il minatore esplora la terra per scoprire i filoni d’oro! Non smettete di cercare finché non vi è chiara la vostra relazione con Dio e che cosa Egli vuole da voi” (Parole di Vita, cap.8).

Provati dal fuoco

Torniamo al primo argomento. Gli uomini e le donne di Dio di tutti i tempi hanno dovuto affrontare difficoltà, problemi di tutti i tipi e alcune prove di fuoco, di quelle che infrangono il cuore più temprato se non si è uniti a Gesù.

Tuttavia avevano una mentalità diversa di fronte alla sofferenza rispetto a quella adottata in generale dalla gente. Paolo disse: Ma ci gloriamo anche nelle afflizioni…” ­(Rm. 5: 3). È normale? Qual è la reazione logica della gente quando viene sottoposta a prove e difficoltà? Nessuno è felice! Ma Paolo dice che si rallegra; lui è felice, grato, non è confuso, né ha perso l’orientamento, invece prosegue abbracciando la sua fede.

Giacomo ha insegnato lo stesso: Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate(Giac. 1:2).

Giacomo dice che dovremmo sentirci molto felice quando abbiamo delle prove di ogni i tipo: malattie, dolori fisici, persecuzioni, difficoltà economiche, perdita del lavoro, abbandono di persone care, tradimenti… Chi può capire queste parole? Non hanno senso, non armonizzano con la logica. Io mi posso rallegrare quando vivo esperienze che mi piacciono, che mi gratificano, ma non quando ho delle prove. Come posso essere felice quando mi colpiscono dei problemi?­­­­­­

Pietro ci incoraggia anche a gioire quando dobbiamo subire le sofferenze di Cristo “Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare(1 Pt. 4:12-13).

Pietro parla della “prova di fuoco” e dice che non dovremmo vederla come qualcosa di strano, ma rallegrarci di gioia. È logico? Ci piace? Lo accettiamo con piacere? Stiamo parlando di provare un sentimento di profonda gioia e felicità, che è l’opposto dell’affliggersi, rattristarsi, scoraggiarsi, abbandonarsi. ­

Il nostro Signore Gesù Cristo ci invita a gioire e rallegrarsi in mezzo alle dure prove della vita: “­Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi(Mt. 5:11-12).

La sofferenza è il risultato del peccato

Gesù, Paolo, Pietro, Giacomo ed altri, non erano umani? Davanti alle difficoltà ed alle prove, non provavano alcun dolore o sofferenza? Certo che si. Hanno dovuto affrontare problemi come i nostri ed anche peggiori. Paolo aveva una spina nella carne, forse una malattia della vista, e aveva pregato Dio tre volte di toglierla; questo significa che non era molto contento di questa infermità (2 Cor. 12:8). Gesù pianse su Gerusalemme perché gli ebrei non volevano accettarlo come il Messia; pianse anche alla tomba di Lazzaro e disse al Getsemani, prima di essere consegnato ai suoi carnefici, che la sua anima era molto triste fino alla morte (Mt. 26:38).­­

Quando veniamo in questo mondo di peccato ci troviamo ad affrontare prove di ogni tipo. Gesù disse che avremo “afflizioni” durante il nostro soggiorno sulla terra (Gv. 16:33). È normale per gli esseri umani. Un mondo senza conflitti è irreale; come possiamo, quindi, essere contenti quando succede qualcosa di brutto a noi? Che cosa significano in realtà queste parole?­

La gioia dei credenti

I testi che abbiamo visto in merito all’essere allegri devono essere compresi bene. Non si tratta di non voler vedere la realtà. Ho un incidente e perdo una persona cara, non dirò adesso: Che gioia! Mi rallegro per questa perdita! Questo non sarebbe normale per qualsiasi essere umano, perché abbiamo già visto che anche Cristo stesso ha sofferto. Ciò che il Signore vuole insegnarci è che, nonostante le circostanze negative che viviamo, ­non dobbiamo perdere la nostra fede, la nostra stabilità emotiva, la nostra pace interiore. La fede del credente non è basata sulle circostanze che vive ma sulla disposizione interiore che decide di prendere nella sua mente.

La prima cosa che vacilla nella nostra vita, quando vengono le prove, è la fede. Quandouando tutto va bene, è facile credere, testimoniare, incoraggiare, essere attivi nella chiesa, predicare, sorridere, essere gentile, ma… il problema nasce quando ci assalgono le prove; quindi, cosa succede? Tutto il nostro essere si rivela, cerchiamo soluzioni, preghiamo Dio e se non arriva la soluzione che vogliamo, ci scoraggiamo. Questo è ciò che non dobbiamo mai fare. Ecco perché ci viene insegnato che dobbiamo essere gioiosi nelle prove, vuol dire che dobbiamo imparare a confidare in Dio perché Egli ha tutto sotto controllo.

Non è quindi essere gioiosi e contenti perché le cose ci vanno male, ma perché anche se stiamo passando per una prova di fuoco, continuiamo a godere della speranza che Gesù ci ha dato, non abbattendoci né perdendo la fede ma perseverando nonostante le sofferenze. Paolo lo esprime chiaramente: “­Allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera” (Rm. 12,12).

In mezzo al fuoco dovremmo gioire nella speranza della vita eterna, credendo che il Signore ci darà la forza per non demoralizzarci, ci sarà una soluzione per tutto ed anche la non-soluzione è la soluzione di cui abbiamo bisogno. Rallegrarci nelle promesse di Dio quando tutto ci va male, rende il nostro cuore più forte e cresciamo spiritualmente. Una persona che soffre nella tribolazione mantiene la mente calma, non dispera, non butta tutto all’aria; la fede la porta a rifugiarsi nella preghiera e ad attendere la consolazione di Dio e la Sua guida per superare la valle dell’ombra della morte, “­­­Anche se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza e mi proteggono” (Sal. 23:4).

La cosa più difficile è perdere una persona cara, ma Paolo dice ai credenti: “Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza(1 Ts. 4:13). Queste parole non significano che non dobbiamo essere tristi quando muore una persona cara. È inevitabile, non saremmo essere umani ma macchine. Vuol dire che, dato che abbiamo speranza, amiamo Dio e crediamo che Gesù sia morto per redimerci, giustificarci e portarci un giorno nel cielo, anche se dobbiamo morire, la fede non ci lascia nella tristezza permanente, nello scoraggiamento, nella malinconia, nella depressione.

Le prove ci fanno soffrire, ma come cristiani crediamo che queste cose accadranno un giorno e che se le apprezziamo ed accettiamo come mezzo di formazione del nostro carattere, ci aiuteranno a crescere ed in questo senso ci dobbiamo rallegrare. Paolo insegna: “E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza” ­(Rm. 5:3).

“Le prove della vita sono uno dei mezzi di cui Dio si serve per purificare e migliorare il nostro carattere. Le fasi di taglio, smussatura, cesellatura, levigatura e lucidatura sono difficili, è duro essere frantumati. Ma soltanto così una pietra può essere preparata per il tempio del Signore. Il Maestro non offre la sua attenzione e la sua cura a materiali scadenti, ma solo a pietre preziose degne di essere usate per il suo tempio” (Con Gesù sul monte delle Beatitudini, ediz 2012, p.16).­

Osserviamo un esempio pratico. Quando Paolo e Sila furono imprigionati per essere intervenuti nel caso di una giovane perché non praticasse più la divinazione a Filippi, chiusi in carcere essi cantavano e pregavano (Atti 16:25). Non persero la gioia del Vangelo, la speranza, la fede, la fiducia in Dio. Non si misero a fare commenti negativi, a rinnegare la loro condizione, ad affondare o mettere in discussione la loro fede, ma decisero di cantare e pregare. La gente non canta perché è triste o perché vive circostanze negative, ma i credenti non permettono che nulla li abbatta.

Conclusione

L’amore per Dio deve portarci a essere grati, a vedere l’aspetto positivo di tutto, a pensare che Dio è in controllo, anche in mezzo al caos. Quando Gesù era sulla croce e suo Padre si separò da Lui, Egli non crollò. È vero che gridò per l’abbandono del Padre, ma in un atto di fede disse: “Nelle tue mani affido il mio spirito”.

I peccati di tutta l’umanità si trovavano sull’amato Salvatore; esiste prova più difficile di questa? No, tuttavia Egli mise tutto nelle mani del Padre. Confidò, nel suo dolore, che il Padre avrebbe accettato il suo sacrificio. Questo è ciò che significa rallegrarsi, gioire in mezzo alle prove. Non che dovrebbe farci piacere passare per il fuoco, ma che pur essendo nel crogiolo della tribolazione, la fede deve indurci a non lasciar andare la mano di Cristo e ad avere fiducia che Egli farà il meglio per noi. Dio ti benedica. Amen.

Pastore José V. Giner
Ottobre 2017