LA DONNA “SPRECONA”

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L’uso del profumo ha origini molto antiche. Giá i sumeri, civilizzazione molto avanzata del 3500 a. C. facevano uso  di olii profumati e di essenze. Gli egiziani non tardarono nel riprendere queste abitudini cosmetiche che applicarono poi nei loro riti religiosi. Il popolo d’Israele faceva uso di incenso durante alcuni riti del santuario. Lo stesso Giuseppe – figlio di Giacobbe – è stato venduto ad un gruppo di mercanti di spezie che dalla Palestina si dirigeva a vendere i propri prodotti in Egitto.

Nell’attualitá l’uso del profumo è molto comune. Ci sono paesi come Parigi ad esempio che sono famosi per la loro produzione di marche  vendute nel mondo intero. Nella classifica dei profumi piú cari del mondo 2013 al primo posto troviamo l’Imperial Majesty, Clive Christian. Il costo di questo profumo è di circa 12000 euro per 30 ml  e d è  contenuto in un barattolo di cristallo Baccarat che contiene incrostazioni di diamanti bianchi e frammenti di oro di 18 kilati. Il suo aroma – si dice –  è squisito e d è composto da un insieme di vaniglia fermentata di Taiti,  limone, cardamo, alloro e gelsomino. Il suo processo di elaborazione richiede un anno completo di lavoro. L’ origine risale al 1872 data in cui la  Regina Vittoria n e richiese l’elaborazione.

Ai tempi di Gesú esistette una donna di nome Maria  che possedeva qualcosa di simile all’Imperial, non sappiamo bene come abbia potuto entrare in suo possesso ma di sicuro il suo era il profumo piú caro del mondo di allora. Era contenuto in un vaso di alabastro e composto di nardo purissimo. Il costo di questo vaso equivaleva secondo studi teologici approfonditi, a 12000 dei nostri attuali euro. Un anno di lavoro (300 denari). Questo prezioso tesoro era in suo possesso non sappiamo da quanto tempo, sappiamo soltanto che lei decise di portarlo ad una cena celebratasi in casa di un fariseo importante di nome Simone (Giovanni 12: 1-8; Luca 7: 36-50). Quest’ultimo, guarito da Gesú di una atroce lebbra, aveva deciso di onorarlo con un invito a cena sei giorni prima della Pasqua.  L’invito ovviamente fu esteso con gentilezza ai suoi amici  tra cui i discepoli che l’accompagnarono nel viaggio a Betania e anche Lazzaro con le sue sorelle Marta e appunto, Maria.

Quest’ultima oltre a vedere il miracolo eclatante della risurrezione del suo caro fratello, aveva un motivo molto importante per essere riconoscente al Maestro. La Bibbia dice che era stata posseduta da sette demoni e che Gesú l’aveva guarita. Nonostante questa guarigione dell’anima e del corpo, a Maria era rimasto – come succede troppo spesso –  l’etichetta di “donna peccatrice”. Lo stesso Simone, nonostante l’avesse invitata nella sua casa – probabilmente a malincuore – , quando la guarda anche se non lo dice pensa tra sè e sè : “… questa donna è una donna peccatrice” (Lc 7: 39). Ecco lo stereotipo che accompagnava come qualcosa di incancellabile la reputazione di Maria. Maria era per tutti segnata dal suo passato e dai suoi errori, per tutti tranne  per Gesú. Probabilmente proprio per questo, mentre lei sente il Maestro parlare della sua morte imminente capisce che de ve  fare per lui il massimo, che de ve approfittare delle poche ore di tempo disponibili per stargli vicino e dimostrargli tutta la sua riconoscenza. Ogni cosa le sembra insufficente per ringraziare l’unico essere al mondo che ha potuto e voluto perdonarla e ristabilirle la sua dignitá. Sá di non possedere nulla abbastanza valioso per ripagare il prezzo della sua liberazione ma capisce che il suo piccolo tesoro puó avere un solo destinatario degno. In disparte, in silenzio, discretamente fa quello che fanno i servi. Lava i piedi dell’ospite di onore, ma è commossa nell’intuire che probabilmente avrá ancora poche occasioni per farlo. Il suo Maestro aveva probabilmente parlato apertamente con suo fratello Lazzaro  nei giorni precedenti mentre si trovava ospite da loro della sua morte imminente e lei aveva il cuore a pezzi.

Ecco che mentre lava i piedi del Maestro non puó contenere le lacrime. L’acqua e le lacrime  sembrano troppo poco per Colui che proprio grazie alla sua morte le ha garantito una nuova vita, Maria è piena di riconoscenza, piena di ammirazione e di stupore davanti alla scelta di colui che sá per certo essere il Figlio di Dio  (chi altro se no avrebbe potuto liberarla da sette demoni e ridare la vita ad un morto dopo quattro giorni?) ma che morirá volontariamente per pagare il prezzo della sua salvezza. Un vaso di nardo puro, cosa era di fronte alla bontá del Cristo? Con spontaneitá e senza porsi troppe domande decide di versarlo nei piedi del Maestro e anche di ungere il suo capo. Gesú capisce il gesto e si commuove con lei, capisce che lei a differenza di tanti altri ha davvero percepito   la gravitá del momento e apprezza molto il gesto.

Si sente meno solo. Il tutto sarebbe passato inosservato se non fosse che proprio il profumo delizioso invade tutta la stanza e mentre questo avviene ecco che Giuda , colui che se n e intende di prezzi e di calcoli, colui che  “stava per tradirlo” (Gv 12:4)  riconosce la qualitá dell’essenza e subito si scandalizza per lo “spreco”. Come quella “mosca morta che guasta il profumo del profumiere” (Ecc 10:1) le parole di Giuda avvelenarono il nobile e d elevato gesto della donna. Nessuno si commosse, nessuno si riempí di ammirazione o si congratuló con lei per la sua generositá esemplare  ma al contrario, una critica di disprezzo e di indignazione si estese tra gli ospiti come una piaga dietro alle insinuazioni apparentemente ben intenzionate del malvagio Giuda: “Perchè non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri? (Gv 12:5); “Perchè questo spreco?” (Marco 14:4).

Maria è turbata, anzi, mortificata, tutti la guardano come si guarda un inconscente o un insensato, come una che non si cura delle cose importanti, come un esagerata fuori luogo e quasi insensibile che aveva praticamente guastato la festa. Quante volte un gesto nobile puó essere tergiversato e mal compreso da parte di chi i sentimenti di bontá non li conosce! Quante persone innocenti sono state accusate e derise a motivo della supponenza di persone insensibili e malintenzionate. Maria capíi bene cosa significa non sentirsi compresi e probabilmente in quel momento avrebbe preferito poter sparire dalla scena.  Era cosí palesemente mortificata che lo stesso Gesú dovette dire: “Lasciatela Stare! Perché le date noia? Ha fatto un’azione buona verso di me» (Marco 14:6).

Gesú avrebbe potuto smascherare Giuda davanti a tutti, avrebbe potuto dimostrare davanti a tutti che egli era un ladro e un ipocrita e che non si curava per niente dei poveri. Ma non lo fece. Questo silenzio di Gesú dice tante cose sulle quali tutti noi dovremmo poter riflettere. Ma anche verso Simone il fariseo Gesú dimostró un tatto sublime.Gli parla non per ripicca, non con rabbia, ma senza tralasciare un briciolo di veritá. «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?»  Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.  Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». (Luc 7: 40- 47).

Aveva Simone meno peccati di Maria? Era piú giusto? Gli era stato davvero offerto un perdono piú grande alla donna che a lui? Cosa voleva dire Gesú? La misura del perdono verso Giuda, verso Simone e verso Maria è la stessa, cioè, infinita. Dio perdona largamente tutti coloro che si avvicinano a lui nella ricerca sincera. Giuda non aveva peccato di meno, e nemmeno Simone era piú innocente di Maria. Erano tutti e tre dei “casi disperati” a cui Cristo aveva offerto lo stesso perdono ampio e completo. María peró aveva capito davvero il suo stato, aveva apprezzato di piú perche era piú consapevole dei suoi peccati e di conseguenza piú riconoscente. Maria non era piú peccatrice di Simone o di Giuda. Ma loro erano convinti di si, erano convinti che lei era peccatrice ma non pensavano al loro proprio stato. Simone poteva ben dire “ Se Gesú fosse profeta saprebbe che io sono un peccatore”. Ma non aveva tempo per pensare a sè stesso  colui che era così preso nell’analizzare la condizione altrui.  Che brutto stato laodicense quello di non capire il grande valore del perdono di Cristo! Come possiamo apprezzare la cura se non riconosciamo di essere malati? Maria accolse in tutta la sua pienezza la bellezza del perdono perche era completamente a contatto con la sua vera malattia. Che fortuna quella di Maria! Capire prima di tutti la il valore della morte di Cristo, ben poteva lei ungere per la sepoltura con il miglior olio del mondo colui che le offriva la cosa migliore del mondo, la sua salvezza.

Quando Gesú si offrí a morire per una razza ingrata come la nostra, ben poteva il cielo esclamare “A che questo spreco?”. Il Figlio di Dio, l’Unigenito si spoglia dei suoi vestiti regali e diventa un servo degli uomini, scende a noi il Creatore e si fa uccidere e deridere dalle creature. A che questo spreco? Pagare per i peccati di persone che non riescono nemmeno a sentirsi peccatrici non era uno spreco? Offrire la salvezza a persone che negheranno di essere perse non era uno spreco?  Per Dio non lo è stato. Evidentemente ha visto in noi quella perla di gran prezzo per la quale vale la pena vendere tutto. Il valore che ci restituisce il nostro Padre è infinito. Io non avrei mai saputo di essere cosi preziosa e di valere cosi tanto! Eppure

Dio che sá ogni cosa, Colui che ci ha creato ha deciso di “sprecarsi” fino alla morte. L’uomo di dolori appeso alla croce, insultato, picchiato, sputato, schiaffeggiato  e deriso mentre paga per i nostri peccati e prega al Padre di perdonare la nostra incoscenza. A che questo spreco?  Per Dio non è stato uno spreco, l’avrebbe fatto anche solo per salvare una persona.  Il profumo prezioso  di quel sacrificio  salí fino al cielo e bastó a coprire la puzza di tutti i nostri misfatti.  Se solo noi capissimo il grande valore che Dio ci ha dato!  Se solo potessimo come Maria apprezzare quel gesto e permettere alla gratitudine di scorrere verso Dio con la potenza di un fiume… allora tutto ci sembrerebbe poco per Dio, le daremmo il nostro tempo, le nostre forze, i nostri affetti migliori. Come fanno gli innamorati piú appassionati quando tutto sembra poco per la persona amata, tutto sembra possibile.

“Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati),  e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo” (Efesini 2: 4- 6). Ci ha amati anche se eravamo morti, è morto per poter ridare a noi la sua Vita. Quanta bellezza ha in sè l’amore di Dio. Che delizioso è il suo profumo!

Quando ero fidanzata con mio marito mi regaló una borsa di una marca che io non conoscevo. Quando vidi la borsa con l’immagine di una cartina onestamente non en apprezzai il valore. La ricevetti per rispetto, ringraziai con gentilezza ma non l’ho mai usata con tanto entusiasmo. Mi sembrava un pó assurdo girare con una borsa enorme che aveva una mappa per disegno. Quando poi arrivai a vivere  in Italia dopo anni  e girai per le strade della mia cittá mi sono imbattuta per caso  in una vetrina di questa marca. Sono rimasta scandalizzata nel vedere i prezzi altissimi dei piccoli portafogli! Mi sono detta che se un piccolo portafoglio costava cosí tanto allora la mia immensa borsa avrebbe avuto un costo spropositato. Cosí tornando a casa chiesi curiosa a mio marito di quella borsa, quando seppi il suo valore dopo anni mi sentí tanto stupida, ma anche tanto ingrata! Avevo avuto tra le mani un mini tesoro e non l’avevo saputo apprezzare! Non de ve succedere cosí con Cristo, che Egli ci dia la grazia di apprezzare oggi il valore del suo amore e di vivere di gratitudine e ammirazione. È il mio desiderio per te e per me. Amen.

Yurena Trujillo

Assintente Sociale