IL SENTIMENTO COME GUIDA

IL PROFETISMO NELLA BIBBIA
01/05/2016
LE SENTIMENT COMME GUIDE
01/05/2016

Un fratello mi ha parlato dei suoi sentimenti riguardo ad un particolare argomento. Questo mi ha portato a pensare che tra ciò che egli provava e quello che doveva fare c’era una certa distanza. Questa situazione non è rara, poiché capita molto spesso a noi cristiani, anche se non sembra, che se non impariamo a discernere tra ciò che dobbiamo fare o pensare e ciò che sentiamo di dover fare o credere, possiamo vederci avvolti nella tela di ragno del dilemma, del conflitto, della frustrazione e dello scoraggiamento.

“Sentire” è percepire attraverso i sensi. Possiamo sentire il freddo, la fame, la sete, ecc. Un altro significato di “sentire” sarebbe sperimentare qualcosa a livello di anima: provare gioia, dolore, paura, ecc. Possiamo possedere per natura un carattere emotivo, il che significa che sentiamo facilmente turbamenti d’animo, confusione, agitazione, o che ci commuoviamo più facilmente di altri di fronte a determinate situa­zioni.

I sentimenti sono ingannevoli

Non è sbagliato provare sentimenti ed emozioni, se non li provassimo saremmo come pietre o macchine. Dio ci ha dotato di un cuore sensibile. Il problema è che, siccome la nostra natura è peccaminosa, i sentimenti e le emo­zioni non sono una guida sicura per la nostra vita di fede.

Elia, il grande eroe del Carmelo, cedette allo scoraggiamento sotto il peso della paura prodotta dalla regina pagana. …andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: «Basta! Prendi la mia anima, o SIGNORE, poiché io non valgo più dei miei padri!»(1 Re 19:4).

Lo stesso uomo che non molto tempo prima era stato uno strumento di giustizia divina, che aveva smascherato i falsi profeti di Baal, che si era preso gioco di coloro che urlavano e si contorceva per fare scendere fuoco dal cielo, quello stesso uomo crollò emotivamente volendo morire.

Sansone si lasciò trasportare da una forte emozione quando vide quella donna filistea che piaceva agli occhi suoi. Ignorò tutti gli avvertimenti dei suoi genitori; concluse semplicemente che l’avrebbe presa come sua moglie, perché gli piaceva e questo era sufficiente (Giudici 14:3).

Parabola del seminatore

Nella parabola del seminatore, il seme cade in diversi tipi di terreno (Matteo 13:1-23). Il seme caduto nel terreno roccioso attira la mia attenzione in modo particolare. Come sappiamo, il seme rappresenta il Vangelo e la terra il tipo di persona che lo riceve. Il terreno sassoso rappresenta coloro che sono guidati da emozioni e sentimenti. Spinti dall’influenza delle emozioni accettano l’Evange­lo che appare bello, piacevole da ascoltare, convincente; sembra una buona decisione. Ma, quando vengono le prove, poiché non hanno costruito sul solido fondamento dei principi emanati dalla Parola di Dio, ma sul terreno instabile dei sentimenti, non hanno radici e si scoraggiano, abbandonando quello che prima avevano abbracciato con gioia (Matteo 13:21).

Costruire su principi

Nella vita cristiana l’azione migliore da prendere è quella di sottomettere i nostri senti­menti ed emozioni alla Parola di Dio e non il contrario. Mi spiego. Può essere che uno a volte non abbia bisogno di pregare per una ragione specifica, allora i sentimenti ci dicono che pregheremo in un altro momento. Tuttavia, il principio ci indica una direzione chiara: “Devo pregare anche se non mi va”, perché la Parola mi dice: “Pregate senza cessare” (1 Tessalonicesi 5:17).

Un altro esempio: può essere che i nostri sentimenti ci dicano che oggi non è il momento migliore per andare al culto perché siamo stanchi, perché non abbia­mo voglia, perché è meglio stare a casa, ecc.  Ma il principio, come l’ago che segna sempre il Nord, ci dice: Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:25).

Un altro esempio: potresti sperimentare ciò che alcune persone a volte sentono quando hanno trascorso una giornata in una chiesa: “Oggi, non mi sono sentito molto vicino a Dio. Mi è mancato qualcosa. La musica non è così emozio­nante come dell’altra chiesa che ho visitato. Al predicatore mancava la scintilla e l’emozione”. Alcuni movimenti cris­tiani basano la loro esperienza sulle emozioni ed è molto comune sentirli dire: “Ho provato questo o quel sentimento”, “Mi sono sen­tito molto bene”, “Ho sentito la presenza dello Spirito”. Quando visitano altre chiese dove manca una musica abbastanza ritmata, i canti, i sermoni che toccano i sen­ti­menti e risvegliano l’eccitazione, la loro conclusione è che lì non hanno sentito Dio.

“Provano emozioni esagerate, espressioni effusive di fervore ed i più forti impeti di esaltazione. La loro religione consiste principalmente di sentimenti ed eccitazione” (Matutina A fin de Conocerle, p. 135).

“I sentimenti non sono assolutamente affidabili. Una religione che si ali­men­ta e sopravvive grazie alle emozioni, manca di valore. La Parola di Dio è il fon­da­mento su cui le nostre speranze possono riposare sicure, e nella fiducia che abbia­mo nella Parola di Dio ci affermiamo, fortifichiamo, stabiliamo e ci aggrap­piamo alla Roccia eterna!” (Matutina Cada Día con Dios, p. 156).

Questi testi dello Spirito di Profezia ci mostrano chiaramente che nel nostro pellegrinaggio verso la patria celeste, ci sono segnali che indicano la strada. Questi segnali non sono le emozioni e i sentimenti che, anche se buoni, non devono quindi diventare la nostra bussola. I segnali che ci guideranno i modo preciso sono gli insegnamenti che derivano dalla Parola di Dio, “La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce sul mio cammino” (Salmo 119:105).

Non è la tradizione, non è la filosofia, non è la mia esperienza, non è la mia professio­nalità, non è la mia posizione sociale, non è la politica, non sono i miei sentimenti né le mie emozioni, è Dio attraverso la Bibbia, è la sua volontà plasmata nelle pagine sacre, che ci devono guidare. Dobbiamo imparare a dipendere, nella nostra espe­rienza cristiana, dalla grazia divina di Cristo, che è il risultato dell’accet­ta­zione dei principi contenuti nella Parola di Dio. Un “così dice il Signore” deve essere la nostra parola d’ordine. Noi, invece, dobbiamo scegliere il bene perché è bene e lasciare poi le conseguenze alla responsabilità di Dio(E.G.White, Il Gran Conflitto, ediz. 2012, p. 426).

Gesù è il nostro esempio su questo punto. Quando si trovava nel momento peggiore della sua vita, i suoi sentimenti umani lo portarono a sperimentare un for­te desiderio di chiedere al Padre di liberarlo, se possibile, dal bere quella coppa amara della croce. Tre volte fece la stessa preghiera (Matteo 26:36-46) e tre volte concluse che era meglio accettare la volontà del Padre: “Però non come voglio io, ma come vuoi tu” (Matteo 26:39). E quale era la volontà del ­Padre? Quale doveva essere la sua missione di Redentore dell’umanità? Che egli fosse l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).

Vedi? Il nostro amato Gesù Cristo non si lasciò trasportare da tutte le emozioni e sentimenti che lo assalivano nel momento più decisivo del suo mi­nistero, come invece fa la maggior parte di noi. Se i nostri sentimenti ed emozioni ci conducono verso una certa direzione, noi ci dirigiamo lì. Ma non dovrebbe esse­re così. Il Salvatore cercò nella sua anima il vero scopo della sua vita. Rivolse il suo sguardo verso la sovrana volontà di Dio espressa nella Parola eterna ed eser­citò la sua forza di volontà nella giusta direzione. Decise di andare fino in fondo con la potenza ricevuta dal Padre e ci riuscì.

Forza divina versus forza umana

Nella vita cristiana ci troviamo ogni giorno di fronte a situazioni o momenti in cui dobbiamo decidere. Queste decisioni devono essere basate sui nostri principi, come già espresso. La buona notizia è che Gesù non ci ha lasciati soli in questo compito arduo. Egli ha promesso di essere sempre con noi (Matteo 28:20) ed inoltre ci ha promesso di aiutarci e darci la forza che per natura non possediamo: Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza (Efesini 6:10).

È la “sua” forza che opererà in noi se decidiamo per la cosa giusta, è la “sua” forza che opererà in noi e attraverso di noi se scegliamo di rispettare la volontà del Padre che si esprime nella Bibbia. Solo così potremo rafforzarci e crescere spiritualmente fino ad arrivare a riflettere il carattere di Gesù. “Mai abbandonerà l’anima che confida in Lui” (Matutina Alza tus Ojos, p.

Quando Davide ed i suoi uomini ritornano all’accampamento dove avevano lasciato ­mogli e figli, scoprirono tristemente che gli Amaleciti avevano fatto incur­sione in quel luogo e “… avevano fatto prigionieri le donne e tutti quelli che vi si trovavano, piccoli e grandi(1 Samuele 30:2). È in questo tipo di situazioni che si dimostra di che “metallo” siamo fatti come esseri umani. I suoi uomini, nel vedere cosa era successo, si lasciarono trasportare da sentimenti di rancore e di odio verso il loro capo, Davide. Davide fu grandemente angosciato: la gente parlava di lapidarlo, perché tutti erano amareggiati a motivo dei loro figli e delle loro figlie(1 Samuele 30:6).

Come è facile lasciarsi trasportare da un’emozione o un sentimento! Che cosa avrebbero dovuto fare in questa situazione? È normale che la tristezza e l’angoscia assalgano l’anima, infatti Davide pianse (1 Samuele 30:4). Ma, una cosa è quella di provare un sentimento ed un’altra quella di lasciargli “briglia sciolte”.  Quando si permette che le emozioni o i sentimenti guidino, invece della ragione controllata dalla ­­­volontà di Dio, i risultati possono essere molto negativi, come abbiamo visto nella storia appena raccontata. Questi uomini fedeli a Davide, che avevano condiviso con lui momenti buoni e cattivi e che avevano comprovato come Dio guidava il suo unto, in un momento di pressione persero il controllo e parlarono di lapidare Davide, che si trovava nella stessa loro situazione. Volevano uccidere Davide! (1 Samuele 30:6). Avrebbero dovuto controllare i loro sentimenti.

Davide, al contrario, anche se sopraffatto dal dolore, fece ciò che si deve fare in una situazione di grande stress o pressione mentale: mise il problema nelle mani di Colui che sa tutto e può tutto: “Ma Davide si fortificò nel Signore, nel suo Dio” (1 Samuel 30:6).

Conclusione

Siamo esseri emotivi e sensibili ed è normale che emozioni e sentimenti ci pervadano tutti i giorni. Chi non si emoziona al sentire le promesse del Vangelo o di fronte ad una bellissima alba o ad un tramonto multicolore? Chi non si emoziona davanti ad un neonato? Un bel quadro, una buona musica, una bella voce, un paesaggio ­straordinario, le buone azioni degli altri … non suscitano sentimenti ed emo­zioni che ci affascinano?

Proviamo anche emozioni e sensazioni per l’ingiustizia, il dolore altrui, la sventura, la malvagità, ma in nessun modo dovremmo lasciarci dominare dalla prima cosa che la nostra mente ci suggerisce perché, dal momento in cui gli esseri umani sono caduti nel peccato, la nostra natura è cambiata ed i nostri sentimenti ed emozioni non sono più una guida affidabile. In queste situazioni dobbiamo chiedere a Dio che il suo Spirito Santo controlli tutto il nostro essere per non fare o dire cose di cui dovremmo pentirci.

Il diavolo cercherà a tutti i costi di prendere il controllo della nostra mente suscitando emozioni e sentimenti sbagliati, carnali. Non permettiamoglielo; las­ciamo che il dolce influsso dello Spirito Santo ci diriga, facciamo della preghiera il nostro rifugio e chiediamo al Signore di illuminarci con la sua Parola, per fare e dire quello che Egli ci ispira e non ciò che il nostro cuore ci dice perché Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conos­cer­lo?(Geremia 17:9).

Desideri che la tua vita sia diretta da Dio? È la scelta migliore. Fallo e non te ne pentirai. Dio ti benedica.

Pastore José V. Giner

Maggio 2016