IL PROFETISMO NELLA BIBBIA

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Introduzione

Parlare di profetismo è parlare di tutto ciò che i profeti biblici realizzarono, sia fedeli che infedeli. In questo articolo facciamo riferimento al lavoro di quegli uomini che realizzarono un ministero fedele e che furono un riferimento per il popolo di Dio in tutte le epoche. In forma sommaria, faremo menzione anche dei falsi profeti che furono una maledizione ed un ostacolo per i credenti. Prenderemo in esame le loro caratteristiche per poter discernere la loro opera anche nel tempo presente.

I profeti furono presenti ed attivi nella storia biblica e diedero vita alla Parola di Dio scritta, la Bibbia. Dio li ispirò affinché annunciassero messaggi individuali, diretti a persone concrete, oppure messaggi collettivi, come quelli che diressero al popolo del Signore in momenti determinati della storia, alcuni riguardanti avvenimenti futuri. Questa opera aveva lo scopo di condurre gli umili e zelanti a Dio. Sono registrati anche messaggi di rimprovero e condanna, ma al contempo di invito al pentimento per avere promesse e benedizioni. Studieremo anche quegli aspetti della profezie che riguardano in modo speciale i nostri giorni poiché Dio, che è onnisciente, ama i suoi figli e mostra loro il futuro che si prospetta per l’umanità e dice cosa dobbiamo fare per affrontare ciò che accadrà presto.

Dobbiamo, dunque, noi che abbiamo riposto la nostra fede in Cristo, conoscere ed apprezzare l’opera dei profeti, poiché il profetismo ha sempre cercato di rendere omaggio al Salvatore e di confermare il suo messianismo nell’Antico Testamento e con il compimento profetico del Nuovo Testamento.

Dovremmo ascoltare il seguente consiglio divino: “Per te il SIGNORE, il tuo Dio, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me; a lui darete ascolto!” (Deut. 18:15).

Giustificazione del profetismo

Quando parliamo di profezia stiamo parlando di un dono dato da Dio al suo popolo per il perfezionamento dei santi (Ef. 4:11-12); il profeta, dunque, sarebbe chi riceve ed utilizza questo dono (Nm. 12:6). La caduta dell’uomo nel peccato ruppe la relazione con Dio. Il peccato non permetteva che un essere caduto avesse comunione diretta col suo Artefice. Nonostante tutto, il Creatore, mosso dal suo amore infinito, offrì diversi modi per ristabilire la comunicazione con le sue creature. Il profetismo è uno di questi.

L’uomo non poteva rimanere disorientato per sempre, perso nel “mare della disubbidienza” e condannato a morire. Dio stabilì un canale di comunicazione tra l’umanità caduta ed il cielo. Gesù avrebbe interceduto per l’umanità ed attraverso i profeti inspirati dallo Spirito Santo, avrebbe parlato ai suoi figli per mostrar loro la strada per ritornare al cielo (1Pt. 1:11).

Il profeta è uno strumento di Dio per benedire l’umanità dolente; potremmo dire che il profeta è uno che parla in vece di Dio. Durante la storia del popolo di Dio, questo dono si è manifestato con maggiore o minore frequenza. Ci furono periodi, per diverse circostanze, nei quali questo dono non si manifestò (1 Sam. 3:1), ma possiamo affermare che non fu mai ritirato in forma definitiva perché il Signore non ha mai abbandonato il suo popolo. (Am. 3:7)

Un profeta non è scelto dagli uomini, o per propria volontà, o come sarebbe il caso per qualunque altro incarico nel popolo di Dio; la vocazione, in diversi modi, viene da parte dell’Eccelso (Osea 5:4). Nessuno che non sia stato chiamato da Dio è autorizzato a svolgere questo sacro ministero; tuttavia, molti hanno preteso di essere stati scelti dal cielo per questa missione. Nell’Antico Testamento troviamo diversi esempi di uomini che profetizzarono senza essere stato scelti da Dio; queste persone non godevano del favore divino (Ger. 23:21, 31; Dt. 13:1-4). Anche nel Nuovo Testamento troviamo la stessa realtà (Mt. 7:15) ed il Signor Gesù predisse che questa opera ingannevole si sarebbe manifestata con maggiore potere nel tempo della fine (Mt. 24:11). Quanto è importante, dunque, saper riconoscere un vero profeta!

Il profetismo biblico si sostenta e prende forma attraverso i sogni e le visioni ricevuti da Dio. Questi uomini e donne ispirati dallo Spirito Santo (inspirare = soffiare dentro) trasmettono il messaggio ricevuto in forma scritta oppure orale. Per questo motivo sono chiamati anche “portavoce di Dio.”

Il termine profeta, deriva da due parole ebraiche che hanno differenti significati. Una di esse è roeh che significa “vedere” o “veggente”, e l’altra è nabi che significa “dichiarare” o “colui che chiede.” La prima parola avrebbe a che vedere col modo in cui il profeta riceve il messaggio; la seconda si applica alla proclamazione del messaggio che ha ricevuto (1 Sam. 9:9). Il termine più recente, profeta, proviene dal greco e significa uno che parla a nome di un altro, o “colui che parla”; in questo modo i vocaboli sono relazionati.

Considerando che quello che più angoscia ed inquieta l’essere umano è ciò che ignora, non è difficile capire come ci siano stati sempre uomini e donne, popoli, re, imperatori ed altri che si siano circondati di profeti che facessero presagi. La Bibbia ci presenta alcuni esempi, come il caso del re babilonese Nabucodonosor che contava su un seguito di “saggi, astrologi, maghi, ed indovini” che lo consigliavano nella gestione del suo regno. Questi falsi “profeti” si confrontarono spesso con Dio e furono smascherati. Il profeta Daniele riassunse, in alcune semplici parole, l’impotenza e l’incapacità di questi imbroglioni di fronte all’onnipotenza e prescienza di Dio (Dn. 2:27). D’altra parte, è certo il fatto che Dio ha dato sogni e visioni anche a re, o persone pagane o che non appartenevano al suo popolo, ma la facoltà di interpretare questi messaggi era prerogativa solo dei figli di Dio, scelti da Lui per tale fine.

Giustificazione del profetismo

Attenendoci al significato generale che la profezia è un avvenimento narrato prima che accada, il Signore alza il velo del futuro affinché il suo popolo impari a fidarsi di Lui ed ad agire in modo tale che possa ereditare le benedizioni ed evitare le maledizioni. È un gran privilegio poter contare sul dono profetico, poiché attraverso esso, il popolo è stato sempre animato, aiutato, esortato, rimproverato per il bene.

Molte narrazioni bibliche ci mostrano l’efficacia del dono. Ricordiamo il caso in cui il popolo di Dio stava per essere invaso dalle forze assire di Senaquerib. Nonostante tutto quello che il re Ezechia fece per evitare l’attacco, le forze nemiche si prepararono alla guerra; ma il re ricevette la sicurezza per mezzo del profeta Isaia che quell’esercito, nonostante il suo potere e superiorità, sarebbe stato sconfitto da Dio (2 Re 18:8). Quanto importante e trascendentale è la parola di Dio annunciata dal profeta!

Al re rimaneva solo il fidarsi della profezia e lasciare le cose nelle mani di Dio. Non fu facile per Ezechia dover affrontare la situazione, poiché le arringhe degli emissari di Senaquerib, le loro sfide e terribili minacce, infondevano paura e disperazione nel re e nell’esercito. Ma Dio aveva parlato attraverso il profeta e la sua parola era chiara ed incoraggiante; il popolo non doveva temere le minacce di Assira: “Poiché ti sei infuriato contro di me, e perché la tua insolenza è salita alle mie orecchie, io ti metterò il mio anello al naso, il mio morso in bocca, e ti farò tornare per la via da cui sei venuto” (2 R. 19:28).

Che cosa doveva fare il re Ezechia? Come abbiamo già detto, doveva imparare a fidarsi pienamente della parola profetica. Il risultato della sua fiducia e di quella del popolo si vide nel fatto che la profezia si realizzò e quel popolo terribile e feroce davanti al cui attacco niente e nessuno avrebbe resistito, quella nazione di servitori del dio Asur, dio della guerra per il cui mezzo credevano di distruggere altri popoli ed anche il regno del Nord, ora provava che non c’è altro dio che possa salvare che il Dio di Israele (1Sam 2:2). La vittoria fu assoluta e Giuda non dovette muovere una sola mano, “Quella stessa notte l’angelo del SIGNORE uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; e quando la gente si alzò la mattina, erano tutti cadaveri.Allora Sennacherib re d’Assiria tolse l’accampamento, partì e se ne tornò a Ninive, dove rimase. Mentre egli stava adorando nella casa del suo dio Nisroc, i suoi figli Adrammelec e Sareser lo uccisero a colpi di spada, e si rifugiarono nel paese di Ararat” (2 R. 19:35-37). La profezia si era realizzata alla perfezione. L’utilità del dono profetico rimane dimostrato dal fatto che attraverso il profeta Dio aiuta il suo popolo. È importante rimarcare questa verità, poiché molti vedono il profeta come uno che fa presagi di disgrazie e calamità, che bisogna temere e da cui fuggire. Ma non è così.

Quando studiamo le storie nelle quali i profeti intervengono per denunciare i peccati del popolo di Dio o di altri popoli e profetizzare le calamità che verranno, come per esempio il caso del profeta Giona, abitualmente il messaggio di condanna è accompagnato da un messaggio di speranza. “Ninive sarà distrutta” (Giona 3:4), ma il popolo si convertì e Dio lo perdonò: “Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità, e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece” (v. 10).

La maggioranza dei presagi dei profeti maggiori e minori trova il suo apice nella chiamata al pentimento, che è evidenza di un amore che vuole restaurare e mai distruggere: “Se siete disposti a ubbidire, mangerete i frutti migliori del paese ” (Is. 1:19); ” Tornate, o figli traviati», dice il SIGNORE, «poiché io sono il vostro Signore; vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi ricondurrò a Sion” (Ger. 3:14); “Tuttavia mi ricorderò del patto che feci con te nei giorni della tua giovinezza e stabilirò per te un patto eterno” (Ez. 16:60); “Perché così dice il SIGNORE alla casa d’Israele: Cercatemi e vivrete” (Am. 5:4).

L’opera dei profeti era tenuta in grande stima a livello generale, benché a volte fossero perseguiti ed incompresi, odiati e stigmatizzati, poiché i loro messaggi non erano lusinghieri né favorivano le aspettative egoistiche dei monarchi o del popolo. Ricordiamo il caso di Geremia che fu messo in un pozzo di fango per zittire la sua voce (Ger. 38:6); o Giovanni, nel Nuovo Testamento, che fu esiliato a Patmos “a causa della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (Ap. 1:9). “La testimonianza di Gesù” è una definizione che indica la “profezia”, così come viene spiegato nello stesso libro dell’Apocalisse: “Adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia” (Ap. 19:10). Così l’anziano Giovanni si trovava prigioniero su un’isola per avere profetizzato.

La chiesa cristiana riceverà tra i suoi doni il dono profetico come elemento integratore di appartenenza ed a sua volta come mezzo per fortificare, esortare, guidare, rimproverare e santificare i credenti.

D’altra parte, non bisogna dimenticare, che Dio rivendica il suo potere attraverso i profeti affinché tanto il suo popolo come le altre nazioni conoscano che Egli è Dio e fuori di Lui non c’è salvatore (Is. 43:10-13).

La Bibbia: Frutto del profetismo

Questo rinvigorimento spirituale è stato, tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento, condensato negli scritti sacri che lo Spirito Santo ha ispirato. Il canone biblico è un altro dei frutti del profetismo. Il Signore, nel suo grande amore e misericordia, non diede solo messaggi al suo popolo dell’antichità o alla sua chiesa del primo secolo, ma li registrerò per la posterità, essendo la Bibbia il corollario degli stessi. Così quando un credente legge la Parola di Dio, può trovarsi di fronte a messaggi profetici che compiono diverse funzioni: a. Avvertono o rassicurano qualcuno concretamente; b. Lo stesso messaggio serve di avvertimento o speranza per generazioni future in circostanze simili; c. Presentano eventi futuri che potrebbero per noi essere già passati, ma che continuano a contenere importanti applicazioni per la nostra vita di oggi e di domani. Per esempio, il profeta Isaia presenta una visione dei nuovi cieli e della nuova terra (Is. 65:17-25). Nella sua applicazione primaria si riferiva al popolo di Dio di quell’epoca. Le condizioni descritte nei testi precedenti si sarebbero compiute letteralmente in quel tempo se Israele avesse sperimentato un ravvivamento spirituale. La Palestina sarebbe stata una terra invidiabile, fruttifera, dove i suoi abitanti avrebbero goduto di salute, di ricchezza e dove nessuno sarebbe morto in tenera età. Poiché non si realizzarono i presupposti secondo quanto Dio esigeva, il compimento di tali profezie ricade in un futuro più lontano, quello nel quale Dio restaurerà tutte le cose.

Potremmo dire che la Bibbia non è un libro di profezie ma è integrata da profezie. Possiamo affermare che affinché si cristallizzasse il suo contenuto, lo Spirito Santo dovette ispirare gli scrittori che Dio usò come strumenti. In questo senso, quindi, ciascuno scrittore può essere considerato un profeta, perché “vede” e “trasmette” al popolo (2 Tim. 3:16).

In questo testo si pone in rilievo che il dono profetico è il più alto di tutti. Inoltre, ci viene data la sicurezza che la Parola di Dio, tanto denigrata e rifiutata dalla così chiamata scienza, è la volontà espressa di Dio per l’umanità, la Parola di Dio fatta udibile per questo mondo sordo di peccatori che ha tanto bisogno di luce (2 Pt. 1:20-21). Abbiamo bisogno di questa Parola per non sbagliare nei nostri passi, poiché essa è la lampada che guiderà i nostri piedi verso la casa del Padre (Sal. 119:105). Non tutto quello che predissero i profeti è rimasto registrato nella Bibbia ma solo ciò che dobbiamo conoscere per la nostra redenzione (Dt. 29:29).

I mezzi profetici

Abbiamo presentato fin qui la finalità del dono profetico e desideriamo concludere dicendo che i profeti erano innanzitutto esseri umani come noi. Non c’era barlume di divinità in essi; la loro carne e le loro ossa erano identiche alle nostre, il che significa che non furono scelti perché avevano una natura sacra, bensì nonostante la loro natura peccaminosa, per essere sottomessi alla volontà di Dio in forma più intima di altri.

Enoc visse una vita di comunione stretta con Dio e fu scelto per portare un messaggio alla gente del suo tempo. Di lui si dice che profetizzò circa la seconda venuta di Gesù (Giuda 14). Mosè fu un gran profeta dell’Eccelso, scelto per la liberazione del popolo di Dio e la sua introduzione nella terra promessa di Canaan, (Atti 3:22). Samuele fu chiamato dal Signore per svolgere il compito di profeta, sacerdote e re. Non ci fu nessuno come lui nei suoi tempi, tanto audace, fedele ed efficace nell’opera di incoraggiare ed avvertire il popolo (1 Sam. 4:20-21). La sua opera ebbe una ripercussione nazionale straordinaria ed a lui si deve la fondazione delle “scuole” dei profeti, dove si formarono i futuri profeti e uomini di Dio che portarono l’ideale divino fino ai confini di Israele. Elia, l’uomo del valore, dell’audacità, servì nel regno settentrionale di Israele, sotto il mandato del monarca Acab. La sua parola fu temuta e rispettata perché Dio era con lui; al punto di portarlo al cielo senza vedere la morte (2 Re 2:11-13). Il suo successore, il profeta Eliseo, svolse il suo carico profetico in armonia col suo maestro, realizzando prodigi e segni divini durante il regno di Joram, Jehu, Joacaz e Joas (regno del nord).

Daniele fu l’araldo della profezia poiché, insieme all’Apocalisse, il suo libro è uno dei più importanti della Bibbia nel presentare la profezia che indica il momento in cui Gesù sarebbe entrato in scena, il suo battesimo e la sua morte, (Dn. 9). Nel suo libro possiamo vedere una profezia sulla storia di imperi che, benché padroni del mondo, sarebbero divenuti come la pula portata via dal vento (Dn. 2:35, 44).

Questa predizione, fatta durante il tempo dello splendore di Babilonia, l’impero dell’oro, la gran perla dei regni (Is. 13:19), sembrava essere solo un sogno impossibile. Come poteva realizzarsi se Babilonia era padrona del mondo? Ma la Parola di Dio è inamovibile, indiscutibile ed inappellabile. Oggi, che cosa rimane dei caldei? Un mucchio di rovine.

Anche Giovanni sposta il denso velo del futuro per narrarci di avvenimenti straordinari che avranno luogo nel tempo del fine. Facciamo bene a considerare la luce della parola profetica, specialmente per ciò che ci riguarda direttamente. Tutti questi uomini, ed altri come loro, furono chiamati da Dio al suo servizio come collaboratori. Come segno di autenticità della loro missione furono investiti dello Spirito per lavorare come rappresentanti di Dio; scelti per essere inviati a parlare, ammonire, incoraggiare ed insegnare al popolo, (Is. 6:8). La loro Parola non fu un discorso arido e vuoto, bensì il messaggio di Dio per l’uomo: “così dice il Signore”. Questa facoltà di intermediazione si vede chiaramente in Mosè, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, i profeti minori, Giovanni (Ap. 1:9-10), ed in altri.

Il profeta è scelto da Dio ma deve mettersi nelle mani dell’Eterno se desidera avere successo nel suo lavoro. Deve vivere in armonia con la volontà di Dio, cioè essere un modello per il popolo. La chiave per discernere un vero profeta da uno falso risulta proprio nel guardare la vita dell’individuo, il suo esempio e la sua opera. Isaia lascia un segno indiscutibile del suo profetismo poiché egli vive e parla secondo la legge e la testimonianza, e per quelli che non procedono così non c’è luce ma tenebre (Is. 8:20).

Sotto l’influenza divina i profeti ricevono sogni e visioni, ascoltano voci, che altri uomini o donne non possono ricevere o ascoltare (Ger. 1:4). Attraverso simboli, come le bestie di Daniele, le ossa secche di Ezechiele, la visione del santuario celestiale per Giovanni, il Signore condivide i suoi propositi con i suoi eletti con un obiettivo concreto. Potremmo parlare della “pedagogia profetica”, termine che ci piace usare perché fa riferimento ad una maniera superiore di insegnamento, usata da Dio per istruire il suo popolo ed insegnargli una strada più eccellente per giungere al cielo.

Tutta la Bibbia è caratterizzata da questa “pedagogia” che basa la sua metodologia sul profetismo, perché l’uomo impari a tornare a Dio. Geremia rompe in pezzi una vaso d’argilla per annunciare la prossima distruzione di Gerusalemme; Ezechiele rimane invalido per mesi per trasmettere un messaggio al popolo; Natan presenta al re Davide l’illustrazione di un uomo ingiusto che fa ammazzare l’unica agnella di un uomo povero per soddisfare i suoi diletti, per mostrare al re quello che egli aveva fatto contro Uria l’Itteo.

Il maggiore profeta

Una pedagogia divina che desidera salvare e che ha il suo apice in Gesù, il Profeta di Dio per antonomasia, (Lc. 7:16; 24:19; Giov. 6:14) che s’incarna per portare la salvezza agli uomini e che è il compimento delle profezie messianiche dell’Antico Testamento. La sua nascita, il luogo, la verginità di Maria, la sua unzione, il suo battesimo, l’opera, il carattere, la morte e resurrezione, così come la sua seconda venuta, tutto era già stato predetto dai profeti.

Gesù non si definirà mai, da sé stesso, profeta, ma lo si riconoscerà tacitamente nella sua vita ed opera (Lc. 4:17-18); il suo stesso ministero sarà preceduto dalla gran opera profetica di Giovanni il Battista (Mt. 11:9).

In realtà, come vediamo, praticamente tutta la storia della redenzione è basata sulla parola profetica. Non dimentichiamo che la prima promessa che Dio diede a nostri progenitori si concretizza in una profezia di speranza e salvezza future (Gn. 3:15), e che la sua conoscenza è basilare per la conferma della nostra fede. Lo stesso Cristo, così come gli scrittori del Nuovo Testamento, fece sempre riferimento alla profezia come dimostrazione di autenticità, di veracità. Quando Egli parlava non diceva “questo lo dico io”, oppure “io credo che questo sia così”, bensì “che cosa dicono le Scritture di me?”, (Lc. 24:27). Così, dunque, la sua parola era autoritaria perché si fondava nella testimonianza dei profeti.

In questo senso possiamo dire che Gesù è la Parola di Dio resa udibile: “Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. Egli (la Parola) era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta” (Giov. 1:1-3). Il Verbo o Parola viva, gr. Logos, (v.14), cioè Cristo, ci ha fatto conoscere il Padre che nessuno ha visto mai (v.18). La parola ha due fasi: quella che si pensa e quella che si esprime. La parola che si pensa è il concetto, poiché è il risultato immediato di quello che concepiamo mentalmente. La parola che esprimiamo agli altri è il mezzo per comunicare quello che pensiamo.

In Cristo si racchiudono questi due aspetti: il concetto di Dio e l’espressione del carattere di Dio. “Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo” (Mt 11:27). In tutto quello che faceva e diceva, Cristo era “Dio” manifestato in carne (1 Tim. 3:16), la Parola di Dio incarnata, cioè la traduzione più esatta possibile di Dio nel linguaggio umano, così che chi vede Gesù vede il Padre (Giov.14:9).

La dipartita di Cristo al cielo fu la giustificazione ideale per impartire lo spirito di profezia ai suoi seguaci fedeli attraverso lo Spirito Santo, l’Agente divino, fonte e sviluppo del profetismo in tutta la Bibbia (Atti 1:8). Il dono profetico nell’era evangelica ha lo stesso proposito che ebbe nell’epoca dell’Antico Testamento, cioè l’edificazione della chiesa (1 Cor. 14:5).

Grazie a questo dono, il popolo del Signore di tutti i tempi, come esprime Jim W. Goll, riceve edificazione (costruire), fortificazione, esortazione (stimolare), incoraggiamento, avvertimento e consolazione (incoraggiare), contrastando così gli attacchi principali di Satana: la condanna e lo scoraggiamento.

La Bibbia chiude il suo canone col libro profetico dell’Apocalisse, nel quale sono mostrati avvenimenti relazionati con la chiesa. Il dono profetico rimarrà fino al tempo della fine e, come insegna la Parola, negli ultimi giorni se ne avrà maggiore profusione che nella pioggia di Pentecoste (Gioele 2:28). Dobbiamo stare attenti, dunque, alla manifestazione di questo dono, poiché come ci avverte Gesù, la proliferazione di falsi profeti sarà una delle caratteristiche del nostro tempo. La regola per il confronto, per capire se ci troviamo di fronte ad un vero o falso profeta, è la Parola stessa (Is. 8:20).

Conclusione

I profeti furono portavoce di Dio, uomini e donne disposti a servire come strumenti. Il loro lavoro mediatico ed istruttivo rimane palese nel fatto che trasmisero: a. Regole di condotta, per la nostra felicità (Lev. 18:1-5). b. Attributi del carattere di Dio (1 Giov. 4:8). c. Predizioni del futuro per non lasciarci nell’ignoranza riguardo a ciò che deve succedere (Amos 3:7; Dan. 2:28; Apoc. 1:3). d. Promesse divine che incoraggiano la nostra speranza in un mondo migliore (2 Pt. 1:3,4; 1 Cor. 2:9,10). e. Presentazione della grazia come unico mezzo per riuscire a trasformare il carattere (2 Cor. 9:8).

Che il Signore ci aiuti tutti a confidare in Lui e a non rifiutare i suoi messaggi inviati per mezzo dei profeti, perché senza di essi il popolo è perso (Pr. 29:28).

Pastore José V. Giner

BIBLIOGRAFIA

DANIELS, A. G., Il Permanente Dono di Profezia, Associazione Editrice Sud-americana. 1980. Buenos Aires (Argentina)

WHITE, E. G., Profeti e Re, Pubblicazioni Interamericane, 1979. California (USA).

HENRY, M., Commentario Biblico. – Giovanni. Editoriale CLIE. 1987. Terrassa (Barcellona). Pag. 10.

W. GOLL, J., Il Veggente, Editoriale Peniel. 2004. Buenos Aires (Argentina).