IL CROGIOLO DELL’ETERNO

UN ORDRE ILLOGIQUE
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LE SENTIMENT DE CULPABILITÉ
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Il Signore Gesù fondò la sua chiesa con un’ideologia basata sulla verità eterna. Chiamò un gruppo di uomini che formò per tre anni e mezzo perché adempissero fedelmente la missione di raggiungere tutte le anime degli uomini con il messaggio salvifico. Gesù lavorò pazientemente con loro per tutto il tempo che gli rimase affianco. Tuttavia, dopo questo tempo, quel gruppo scelto non era ancora pronto per svolgere con successo la sua missione. Avevano gravi difetti di carattere che impedivano lo sviluppo armonioso delle loro relazioni e minacciavano la causa del Maestro. Per questo si rese urgente una misura straordinaria per aiutarli a vedere la loro malattia spirituale. Dovevano essere purificati col fuoco nel crogiolo dell’Eterno.­­­

Nel crogiolo (convenzionale) si fonde il metallo grezzo che ne esce purificato dalle scorie, pronto per ricevere la forma desiderata ed essere usato secondo la necessità del proprietario.

La prova come agente purificatore

Anche Dio ha un crogiolo: le prove della vita (Is. 48:10).

“Le prove della vita sono uno dei mezzi di cui Dio si serve per purificare e migliorare il nostro carattere” (Con Gesù sul Monte delle Beatitudini, ediz. 2012, p.16). In questo crogiolo furono posti Adamo ed Eva, Caino e Abele, e successivamente ogni essere umano che ha vissuto sul pianeta Terra. Alcuni non resistettero al processo mentre altri ne uscirono purificati, come l’apostolo Giovanni, che pur avendo un carattere difficile, nutrendo desideri di vendetta, essendo risentito, ambizioso di onori mondani, orgoglioso, egoista, impetuoso, critico e duro, in base alla descrizione della Bibbia e dello Spirito di Profezia, divenne discepolo di amore e non solo questo, ma attraverso lui sono pervenuti a noi il suo Vangelo, le sue epistole e l’Apocalisse. ­­­

“Tutti i discepoli avevano gravi difetti quando Gesù li chiamò al suo servizio. Persino Giovanni, il discepolo che più si avvicinò mansueto e umile al Maestro, non era per natura né dolce né arrendevole. Egli e suo fratello erano chiamati “figliuoli del tuono” (Marco 3:17). Quando si trovavano con il Maestro, ogni mancanza di rispetto nei suoi confronti suscitava la loro indignazione e il loro spirito polemico. Il discepolo prediletto aveva un temperamento collerico, vendicativo, orgoglioso; era pronto alla critica e ambiva il primo posto nel regno di Dio­” (La Speranza dell’Uomo, ediz. 2012, pp.240-241).

Anche Pietro fu purificato nel crogiolo di Dio e il suo cuore duro si intenerì attraverso l’opera coinvolgente dello Spirito Santo. Avremmo avuto un apostolo Pietro e le sue epistole se non fosse passato attraverso questo processo? Decisamente no! Le prove che dovette affrontare lo aiutarono a maturare e crescere. Nella sua successiva esperienza, Pietro non voleva essere o credere più degli altri, o amare più degli altri… voleva solo vivere in intima relazione con il suo Redentore.­­­­­­

Che opera tanto straordinario! Nessuna scienza umana è in grado di prendere il cuore di un uomo e trasformarlo allo stesso modo in cui lo fa Dio (Ez. 36:26). Oggi, la conoscenza umana, sembra aver toccato l’apice della ricerca. Ma, in quale laboratorio di questo mondo un uomo, come ad esempio l’apostolo Giovanni, utilizzando tutte le conoscenze a disposizione, può essere cambiato in maniera tanto radicale, assoluta e genuina come successe a lui?­

Non esiste. I ricercatori si affanno a capire perché si verificano comportamenti contraddittori, egoisti, a volte criminali in modo tanto esecrabile, tra gli esseri umani e cercano sinceramente la maniera per fermare questa marea dilagante di male. Ma l’indagine dura da migliaia di anni e tuttavia non si è ancora trovata la chiave per trasformare l’uomo.­

Tuttavia esiste. Dio ha un modo speciale per cambiare l’essere umano. In primo luogo lo attira verso di sé, chiamando la sua attenzione all’amore che Egli offre (Ger. 31:3; 1 Gv. 3:1). Poi, genera nel suo cuore una visione chiara della sua situazione di peccato (Lc. 18:13; Rm. 7:24; Sal. 51:3). In terzo luogo, lo spinge a sentire dolore per il peccato, o peccati. L’uomo vede la sua indegnità e capisce che i suoi peccati lo hanno separato da Dio (Lc. 15:19). In quarto luogo, gli offre il balsamo del pentimento che lo conduce ai piedi di Dio confessante i suoi peccati (Sal. 51:4-10). A questo punto l’uomo già vuole cambiare, desidera essere trasformato, purificato per mezzo del sangue prezioso di Cristo e non essere più prigioniero della sua natura abietta. Infine, Dio impianta una nuova natura nell’uomo che è così portato a pensare ed essere diverso (2 Cor. 5:17). ­­Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito (Sal. 51:11).

La ragione del fuoco purificatore

Il Signore permette che passiamo per le prove, che siamo posti nel crogiolo della sofferenza, in modo che il lavoro iniziato in noi dallo Spirito di Dio non sia rovinato, piuttosto al contrario, in modo che possiamo imparare a dipendere di più dalla sua forza che dalla nostra, a cercare la sua saggezza al di sopra della nostra che vale poco o nulla, ad imparare le lezioni di umiltà e pazienza che altrimenti non avremmo mai potuto imparare.

Chi non ha sperimentato il fuoco di una prova intensa? Questa è l’opportunità di incontraci con la dura realtà che non ci si può aggrappare a questa vita, perché è fragile come il cristallo. Questo è il momento per cercare di più Dio e imparare a fidarsi pienamente del suo amore incommensurabile, per credere che i Suoi disegni sono i migliori per noi, che la Sua capacità di liberarci è infinita e che Egli può porre fine al dolore che ci assale in qualsiasi modo e momento. Questa è una promessa divina (Ger. 33:3; Sal. 91). Impariamo ad avere fiducia piena in Cristo, il quale afferrò la mano di suo Padre in ogni momento, luogo e circostanza e ci ha lasciato la sua vita di abnegazione come esempio (1 Pt. 2:22-23).­

Abbiamo il criterio che ebbe l’apostolo Paolo quando era nella fornace dell’afflizione (Giac. 1:2-5) e ricordiamo sempre che Dio non ci abbandonerà mai (1 Cor. 10:13). Se Dio non vedesse nulla in noi che si possa trasformare non perderebbe tempo. Se consente che un male ci accada è proprio perché ci ama e vuole purificare il nostro cuore ruvido perché brilli come una gemma preziosa.

Il metallo prezioso non può mai brillare se rimane nel suo stato naturale. Deve essere collocato nel crogiolo e sottoposto a temperature elevate perché siano rimosse le scorie che vi sono mescolate. Il processo può sembrare drastico, ma non c’è altro modo per raggiungere questo obiettivo. Così è con il nostro carattere. Per natura noi siamo grezzi e il peccato è presente in ogni fibra del nostro essere. Come purificarci? Solo attraverso le prove della vita. Le prove ci rafforzano, elevano, trasformano, ci fanno maturare, migliorare e ci preparano ad affrontare altre prove più grandi. Comunque, questo è possibile solo, sempre e quando affrontiamo le prove con l’aiuto di Dio.­

Mi spiego. Vediamo un esempio pratico. Prendiamo una giornata tipica della nostra vita. Tutto va bene, ci alziamo dal letto, andiamo al lavoro ed improvvisamente squilla il telefono, dall’altro lato una voce ci dà una cattiva notizia. Può essere qualcosa che riguarda il lavoro, la famiglia, la salute, ecc. Che cosa facciamo? Ci lasciamo andare? Cominciamo a pensare quale possa essere la soluzione cercando affannosamente tra le nostre risorse umane? Abbassiamo la testa e portiamo la nostra prova ai piedi di Cristo attraverso la preghiera?­­­­­­

Vite trasformate

Credo che tu abbia già deciso quale di queste alternative summenzionate scegliere. La ultima? Penso anch’io come te! Ma, nella realtà, siamo soliti ad agire così? Molti di noi, purtroppo no. Non è sorprendente, dal momento che duemila anni fa gli uomini di cui ho parlato previamente nell’introduzione, Giovanni e Pietro, hanno fatto lo stesso. Ricordiamo Pietro. Quando Gesù annunciò le sue sofferenze e profetizzò l’abbandono dei suoi discepoli, Pietro promise al Maestro di accompagnarlo fino alla morte:­ Se devo morire con te, non ti rinnegherò”. E tutti i discepoli dissero lo stesso (Mt. 26:35).

Queste parole sono state pronunciate da un uomo sincero, con buone intenzioni e fervente zelo. Ma quanto poco conosceva il suo cuore! Quanto poco sapeva di ciò che lo attendeva e quanto poco immaginava ciò che avrebbe fatto! Pietro rinnegò Cristo tre volte, come Cristo aveva profetizzato. Il povero Pietro davanti alla prova crollò, ed a questo si deve aggiungere l’aggravante che egli cercò una soluzione umana, carnale, per liberarsi da quello che sarebbe successo, mentendo e maldicendo. Non poteva sopportare l’intensità del fuoco della prova.

Sembrerebbe essere inutile aver posto Pietro in tale circostanza. Ma non fu così. Dio sa molto bene quello che fa. Pietro aveva scorie nel suo cuore, non era un uomo convertito, anche se convinto. Ma non se ne rendeva conto o non voleva accorgersi. E così passavano i giorni ed i mesi senza alcun progresso. Forse i suoi compagni non si rendevano conto di nulla, ma il cuore di Pietro non batteva all’unisono con il cuore di Cristo.­

Per questo Dio permise che Pietro fosse posto nel Suo crogiolo. Solo quando si trovò in quella prova così dura per lui, poté vedere la sua bruttezza e miseria, il suo egoismo e cecità spirituale. E nel suo collasso morale, umilmente chiese perdono nel suo cuore al Signore e un cambiamento si operò nella sua vita: ­­E Pietro si ricordò le parole di Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito fuori, pianse amaramente (Mt. 26:75).

La vita di Pietro non fu più la stessa dopo quel momento. Non voglio dire che dopo questa terribile mancanza non commise più alcun errore nella sua vita, ma sono sicuro che in quella notte Pietro imparò una lezione che non avrebbe mai più dimenticato e che costituì un passo decisivo nel processo di santificazione e lo aiutò a consacrarsi maggiormente a Dio non confidando più nelle sue deboli forze. Quando siamo chiamati a passare attraverso situazioni difficili, quando il fuoco del crogiolo di Dio ci brucia, pensiamo che c’è qualcosa in noi che il Signore vuole consumare.

Non preoccupiamoci per la complessità del processo o per il suo risultato, la corda che ci lega a Dio è sicura nella sua mano; tutto è controllato da Lui, previsto da Lui, nessun dettaglio gli sfugge. Non crolliamo, né cadiamo nella trappola di voler risolvere tutto con le nostre forze, semplicemente esercitiamo la nostra fiducia in Dio, preghiamo incessantemente, cerchiamo di essere vigili e di non cedere alla tentazione di scoraggiarsi.­­­­­

Sappiamo che, in ultima analisi, se perseveriamo nella fede e scegliamo ciò che è giusto e buono, il Signore consumerà le scorie che ci contaminano e che ci rendono diversi da Lui, e la nostra esperienza sarà alla fine migliore: ­Ma se tu ricerchi Dio e supplichi l’Onnipotente, se sei puro e integro, certamente egli sorgerà in tuo favore e ristabilirà la dimora della tua giustizia. Anche se la tua condizione passata è stata ben piccola cosa, il tuo futuro sarà grande (Giobbe 8: 5-7).

Il nostro Padre celeste misura e pesa ogni prova prima di permettere che giunga al credente. Considera le circostanze e la forza di colui che sopporterà la prova di Dio, e mai permette che le tentazioni siano superiori alla sua capacità di resistenza. Se l’anima si sente sopraffatta e la persona è vinta, non si dovrebbe mai attribuire questo a Dio, come se Egli non fornisse la forza della sua grazia, ma piuttosto in conto a colui che è tentato, poiché non è stato vigilante né è stato dedito alla preghiera, né si è appropriato per fede delle provviste che Dio aveva custodito in abbondanza per lui. Cristo non è mai venuto meno ad un credente nella sua ora di conflitto. Il credente deve rivendicare la promessa e fronteggiare il nemico nel nome del Signore, e non conoscerà nulla di simile al fallimento­­­­­­­­” (Mente, Carácter y Personalidad, il volume 2, p. 490).

“Solamente lucida i gioielli preziosi perché siano degni del suo palazzo. Con martello e scalpello rimuove spigoli, preparandoci per occupare un posto nel tempio di Dio. Il processo è severo e doloroso. Ferisce l’orgoglio umano. Cristo irrompe profondamente nell’esperienza che l’uomo, nella sua autosufficienza, considera come completa, ed elimina l’auto-glorificazione del carattere. Rimuove le superfici in eccedenza e mettendo la pietra sulla ruota smerigliatrice, la preme fino a che ogni asperità sia rimossa. Poi, tenendo il gioiello contro luce, il Maestro contempla in esso il riflesso della propria immagine e lo dichiarò degno di un posto nel suo tempio” (Mat. DNC, 312).

Possa il Signore continuare a lavorare in noi fino a consumare ogni scoria che ancora abbiamo. Voglia darci le forze necessarie per sopportare, con il suo aiuto, ogni situazione per quanto difficile sia, se Egli la permette nella nostra vita. Dio ti benedica. Amen.

Pastore José V. Giner
Novembre 2017