COME SI MOSTRA IL COMPIMENTO DELLA LEGGE?

LA MOISSON EST PASSÉE
01/12/2017
L’ALIMENTATION CRUE
01/12/2017

Gesù si sottomise all’obbedienza

Cristo è venuto in questo mondo con una missione specifica: redimere l’essere umano e sollevarlo dalla sua condizione decaduta. Sapeva che l’uomo era incapace di vivere una vita santa, che nessuno sulla terra era abbastanza buono da essere salvato e che tutti erano certamente condannati a morte. Solo il Signore Gesù Cristo poteva rimediare a questa situazione, perché Egli era l’Autore della Legge e, pertanto, Colui che doveva dimostrare che i suoi precetti erano santi, giusti e buoni (Rm. 7:12).­

Nel farsi uomo, Gesù è stato un esempio vivente. Egli si sottomise, nella sua natura umana, all’obbedienza al Decalogo (i dieci comandamenti, ndr.). Il mondo ha potuto vedere, dalla sua infanzia alla croce, una vita di totale purezza e consacrazione a Dio, “… non aveva commesso alcuna violenza, e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca” (Is. 53: 9). Gesù ottenne la vittoria contro le potenze delle tenebre, contro il diavolo, il serpente antico, il dragone, Satana, non acconsentendo a trasgredire neanche un punto della legge di Dio.

La sua vita senza peccato gli concesse il privilegio di ottenere la chiave della morte e l’Ades (Ap. 1:18), così “può salvare perfettamente quelli che vengono a Dio per mezzo di lui” (Eb. 9:24) e per questo ritornerà una seconda volta a questa umanità per portare tutti coloro che lo amano nelle dimore celesti, per vivere per sempre al suo fianco (Gv. 14:1-3) e accanto a tutti i redenti, gli angeli e gli esseri che non sono mai caduti.

L’essenza della legge di Dio

Come già si è detto Gesù visse per fare la volontà del Padre che consiste nella completa rinuncia al peccato e nella piena armonia con la legge divina. I Dieci Comandamenti sono l’unica cosa che mostra il modo di essere di Dio, essi sono come una trascrizione del suo carattere. Se si parte da questa base sarà molto facile sapere che tipo di Dio serviamo.­­­

A partire dai primi quattro comandamenti, vediamo che è necessario amare Dio. Questi quattro comandamenti non riguardano i rapporti umani. Se io trasgredisco il primo comandamento “Non avrai altro Dio all’infuori di me” (Es. 20:3), sto offendendo Dio, peccando contro di Lui, e così successivamente anche contro gli altri tre precetti.

Ora, se io trasgredisco il quinto comandamento, “Onora tuo padre e tua madre” (Es. 20:12), ho peccato contro il mio prossimo perché ho smesso di amarlo. Ovviamente sto anche offendendo Dio, perché mi rifiuto di obbedire a ciò che Egli mi chiede. Così, quando abbiamo deciso di non obbedire a qualche comandamento, decidiamo di non amare Dio né il prossimo. A volte potremmo sbagliare in un comandamento rivolto Dio, altre volte in un comandamento rivolto al mio prossimo, ma alla fine tutto è trasgressione e negazione dell’amore. Ora siamo in grado di capire meglio il motivo per cui il Signore nell’Antico Testamento, richiedeva che lo si amasse al di sopra di tutti i falsi dèi ed anche del prossimo: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt. 6:5). “Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io, il Signore” (Lv 19:17-18).­­­

Quando Cristo si fece umano e predicò agli uomini, espose la stessa istruzione che aveva dato a Israele prima della sua incarnazione. In una certa occasione, uno scriba formulò la seguente domanda: “Maestro, qual è il più grande comandamento della Legge? Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il primo e più grande comandamento. E il secondo è simile al primo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge ei Profeti” (Mt. 22:36-40). Si noti che Gesù usa la parola “amerai”. In primo luogo, egli chiarisce che il più grande amore lo dobbiamo a Dio e poi agli uomini. Non dice “soddisferai il primo comandamento, il secondo, il terzo …” dice “amerai”. E conclude che il primo comandamento è amare Dio ed il secondo è amare il prossimo.­

La Legge, la cui essenza è l’amore, viene da un Dio che per natura è amore, perché Paolo dice “Dio è amore” (1 Gv 4:8). La serva di Dio usa l’espressione “la grande legge d’amore” per riferirsi al Decalogo: “Il peccato è la manifestazione di un principio in lotta contro la grande legge d’amore che sta alla base del governo divino” (Il gran conflitto, ediz.1996, 385).

Visto da questo punto di vista, la Legge di Dio appare come una manifestazione dell’amore sublime che Dio professa per noi. Non è quindi solo un insieme di cose che non dovremmo fare, una serie di proibizioni arbitrarie che limitano la mia libertà. Non fare questo, non fare quello… No, non è un fastidio, piuttosto il contrario, nell’ubbidienza troviamo la gioia e la pace suprema dell’anima:­­­ Oh, se tu avessi prestato attenzione ai miei comandamenti! La tua pace sarebbe come un fiume e la tua giustizia come le onde del mare(Is. 48:18). “Grande pace hanno quelli che amano la tua legge, e non c’è nulla che li possa far cadere” (Sal 119:165). Viceversa, nella trasgressione della Legge troviamo solo miseria, frustrazione e paura: “Non c’è pace per gli empi, dice il Signore” (Is. 48:22). Gli empi sono i trasgressori della legge di Dio.

Cristo, esempio dell’amore

Quando Cristo venne su questa terra, il suo obiettivo primario era “Magnificare la legge e renderla grande” (Is. 42:21). Le parole profetiche di Davide esprimono chiaramente il sentire ed agire di Cristo: “Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è nel mio cuore” (Sal. 40: 8). Se Cristo avesse ubbidito a tutti i comandamenti di Dio nella sua vita terrena e avesse raggiunto il Calvario senza aver trasgredito neanche uno di essi, avrebbe mostrato all’intero universo che la legge di Dio non è arbitraria, ingiusta e impossibile da mantenere, come rivendicato dal diavolo.

E così è stato. Gesù non ha mai acconsentito al peccato. Non ha mai disobbedito al Padre. Pertanto, ha detto Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai dato da fare(Gv. 17:4). Quale opera? Quella di mostrare a tutto l’universo che la legge di Dio non è ingiusta o arbitraria, ma è una legge basata sull’amore, fondamento del governo di Dio. Egli si sottomise alla Legge ed assunse una natura umana più debole di quella di Adamo ma questo non costituì una scusa per non obbedire. Satana doveva essere smascherato e le sue affermazioni che la legge fosse dura furono senza effetto per mezzo della vita perfetta di Gesù.

Perché nessuno osasse ancora una volta cancellare la Legge dell’amore, come lo ha fatto Satana, Gesù e i suoi discepoli hanno lasciato una lezione molto chiara: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt. 4:17). Che senso avrebbe il venire in questo mondo per sottomettersi alla legge che Lui stesso aveva creato, per poi rimuoverla dopo la morte togliendola di mezzo e abolendola? Se il mondo è degenerato a causa della trasgressione di Adamo, perché il Signore Gesù eliminerebbe la Legge con la quale devono essere governati tutti gli esseri umani? Come possiamo capire che cosa è il peccato se non c’è nessuna Legge da trasgredire? (1 Gv 3:4). Se la legge di Dio poteva essere abolita dopo la morte di Cristo, perché non era stata abolita prima così da evitare la morte del Salvatore? Questo è impossibile perché la morte del Signore Gesù non aveva per scopo finale l’abolizione del Decalogo, ma l’espiazione, perché il salario del peccato è la morte (Rm. 6:23) e senza spargimento di sangue non c’è perdono dei peccati (Eb. 9:22).­­

Gesù ha dato un avvertimento molto chiaro e preciso per tutte le generazioni future: ­Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli“­­ (Mt. 5:19); cioè non ci sarà nel regno dei cieli.

Con la sua vita di obbedienza, Cristo ha rivendicato la validità della Legge, la perfezione della Legge, l’importanza della Legge, l’eternità della Legge, lo scopo della Legge. Più semplicemente, Gesù ha insegnato che l’amore Dio è immutabile, profondo ed eterno e che dobbiamo essere guidati da questo amore nei nostri rapporti con Dio e il prossimo. Come potremmo guidare le nostre auto per le strade, in calma e sicurezza, se non ci fosse una legge di circolazione? L’obbedienza, sotto l’aiuto di Dio, a i Dieci Comandamenti, garantisce la stabilità emotiva, la pace sociale, la gioia permanente.­

La Legge di Dio non è un insieme di proibizioni che amareggiano la nostra vita e limitano la nostra libertà. Sarebbe come dire che le leggi delle nostre società democratiche moderne che garantiscono la nostra sicurezza siano fastidiosi e orribili. Se, pur esistendo leggi, abbiamo così tanti problemi, immaginatevi se fossero abolite, sarebbe il caos totale. Riconosci dunque che l’Eterno, il tuo Dio, è Dio, il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti(Dt. 7:9). “O DIO, quanto è preziosa la tua benignità! Perciò i figli degli uomini si rifugiano sotto l’ombra delle tue ali” (Sal. 36:7).

La vita di Cristo fu una vita di amore, amore per l’uomo e amore per il Padre. Tutte le sue azioni sono state progettate per mostrare il carattere di Dio all’umanità.

L’amore di Cristo manifestato nei suoi discepoli

Cristo ha lasciato ai suoi discepoli la più preziosa eredità: Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” ­­(Gv. 13:34-35). Si noti che si dice “comandamento nuovo”. Perché nuovo? Perché i sacerdoti avevano fatto della legge del Decalogo un giogo difficile da portare, un cumulo di divieti noiosi e pesi insopportabili. Avevano posto sullo stesso livello della Legge le tradizioni e prescrizioni umane (Mc. 7:8-9). Questo era il piano del maligno, svilire il carattere di Dio e cancellare la Legge e il suo vero significato: l’amore. Così Dio sarebbe apparso come un sovrano tirannico che gode nel proibire e opprimere le sue creature. Questo era il concetto della legge nel tempo di Cristo. Perciò si dice “comandamento nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati“.­­­­­­

Ad esempio, al tempo di Gesù, c’erano centinaia di leggi in merito al quarto comandamento che ordina l’osservanza del sabato. Non si poteva realizzare alcun tipo di opera di cura personale o in favore del prossimo a meno che in pericolo di vita; non si poteva scrivere. In questo codice religioso si diceva: “Colui che scrive due lettere con la mano destra o con la mano sinistra, non importa che siano uguali o diverse… è colpevole.” Le donne non potevano guardarsi allo specchio in giorno di sabato; indossare scarpe fatte con chiodi era proibito, perché il peso dei chiodi causava il portare un peso innecessario. Se c’era un incendio in casa, non si potevano mettere in sicurezza i propri beni perché significava portare un peso in giorno di Sabato. Raccogliere spighe di grano e svellerle con la mano non era permesso; non si poteva camminare più di 900 metri (approssimativamente) durante il Sabato e così molte altre cose erano proibite.­­­­­­­­­

Possiamo così farci un’idea di quanto sia stato difficile per il Signore Gesù predicare ai suoi confratelli e presentare il messaggio puro e senza alterazioni. Egli fu accusato più volte di trasgredire la legge di Dio, ma questo era falso. Nostro Signore non commise mai neanche un solo peccato. Tutto quello che fece fu invalidare i comandamenti e le dottrine degli uomini, ma mai la legge dei Dieci Comandamenti. Lo scopo della legge è quello di preservare e promuovere l’amore tra gli esseri umani, benedire e beneficiare il nostro prossimo e soprattutto amare Dio. La legge ebraica tendeva a un obiettivo antagonista, perché non perseguiva questo ideale come dimostrano le accuse mosse contro Gesù per aver guarito di sabato un uomo con la mano ‘secca’ (Lc. 6:6); ridato la vista a un cieco (Gv 9:14-16); guarito un paralitico ed avergli ordinato di prendere il suo lettuccio e camminare (Gv. 5:8-10); ed altri ancora. In alcuni di questi passaggi è possibile vedere un qualche tipo di trasgressione della legge di Dio? Assolutamente no! Il Salvatore agì nei limiti perché era lecito fare del bene agli altri in giorno di sabato (Mc. 3:4-5). Non era una sfida contro la Legge del Decalogo, come alcuni insegnano oggi, ma un’azione per rivendicare la vera natura e il significato della Legge.

L’eredità di Gesù

Che benedizione che la santa Legge di Dio possa oggi governare la nostra vita! Questa è la meravigliosa eredità di Dio per tutta l’umanità: che ci amiamo gli uni gli altri. Se si osserverà, godremo del paradiso in terra. Purtroppo era profetizzato che si avrebbe cercato di cambiare la legge di Dio (Dan. 7:25) e questo si è già verificato. Inoltre si giungerà a perseguitare coloro che vogliono vivere in armonia con la Legge divina (Ap. 13:11-17).­­­

La preghiera più importante di Gesù nella Bibbia è nel capitolo 17 di Giovanni, i versetti dal 1 al 5. Gesù loda suo Padre e gli chiede di glorificarlo per aver terminato l’opera che doveva compiere. Dai versetti 6-10, Gesù presenta il Padre a i suoi discepoli, a coloro che lo seguirono e credettero in lui, e coloro che lo avrebbero seguito e creduto nelle generazioni future, come i suoi e del Padre, perché credettero che Cristo è venuto dal Padre. Dal versetto 11 al 16, Gesù chiede al Padre di conservare i suoi discepoli nel suo nome, per preservarli dal maligno, con l’obiettivo di diventare uno tra di loro così come il Padre e il Figlio, perché non sono del mondo.­

Nei versetti 17-19, Gesù riconosce che ha inviato i suoi discepoli a predicare al mondo e chiede che il Padre li santifichi nella verità. Nel versetto 11, a mio avviso, si trova la chiave del progresso di ogni chiesa: “Che siano uno come noi”.

Gesù chiede al Padre che siamo uno, uniti, che ci amiamo. Questo è il nostro patrimonio e la nostra sfida, il nostro obiettivo e la nostra lotta. Paolo ha insegnato lo stesso: Ora, fratelli, vi esorto nel nome del nostro Signore Gesù Cristo ad avere tutti un medesimo parlare e a non avere divisioni tra di voi, ma ad essere perfettamente uniti in un medesimo modo di pensare e di volere(1Cor. 1:10). “L’amore sia senza ipocrisia; detestate il male e attenetevi fermamente al bene. Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri. …. Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi. Non rendete ad alcuno male per male; cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini” (Rm. 12: 9-10, 16-17).

“Ma se noi siamo partecipi della natura divina, rimarremo uniti. Nessuno pensi che le nostre chiese possano godere della benedizione di Dio, mentre v’è disunione in loro” ( Matutina Alza tus Ojos, 170).

“Ferisce Cristo quando si producono divergenze con tanta facilità e tanto spesso. Andate al capitolo 17 di Giovanni e leggete la preghiera di Cristo, e la sua richiesta che i suoi discepoli fossero uniti così come lui è uno con il Padre. Disonoriamo molto Dio quando consideriamo cosa da poco far apparire le nostre divergenze. Il risultato di questo è che sicuramente indeboliamo le nostre anime e quelle degli altri …

“Quando mettiamo sul tavolo le nostre idee e opinioni, sviamo altre persone … Mettete i vostri piani in armonia, non ci sia disaccordo tra voi” (Matutina Cada Día con Dios, 369).

In caso di difficoltà tra fratelli dobbiamo imparare a perdonare, scartare ogni amarezza e odio e cercare la riconciliazione come il tesoro più prezioso. L’unione fa la forza, la disunione ci indebolisce e disonora il popolo di Dio. In nessun modo dimostriamo che siamo il popolo del Signore, caratterizzato dall’osservanza dei comandamenti di Dio e dalla fede di Gesù se viviamo in discussioni e disaccordi (Ap 14:12), quando permettiamo che tra di noi si sviluppino il rancore, l’odio, la discordia, la gelosia, ecc. Stiamo infrangendo la legge di Dio, perché l’essenza della legge è l’amore e questi atteggiamenti sono in contrasto con le richieste della Legge. Gli uomini e donne che vivono sotto una legge d’amore, non possono e non devono lasciare che lo spirito di rivalità o di conflitto si radichi nell’anima.­­ Quando permettiamo che qualche sentimento negativo contro il nostro fratello ci pervada e lo alimentiamo con pensieri negativi, diamo spazio al diavolo e dimostriamo che non amiamo Dio e che non siamo convertiti.

Ho incontrato i fratelli che non parlano con altri fratelli per qualche problema avuto nel passato. Le divergenze sono diventate così grandi da diventare gigantesche montagne. Queste persone vanno in chiesa, pregano, cantano, leggono la Bibbia, danno la loro testimonianza, predicano… ma nei loro cuori hanno radici di amarezza. Non sono in grado di perdonare coloro che li hanno offesi. So che non è facile perdonare certe persone, soprattutto quando ci hanno inflitto un danno profondo. Ma noi non siamo gente senza ideali, indifferenti all’amore di Dio come chi nel mondo vaga senza meta o morale. Noi crediamo nel messaggio di Gesù e questo significa che dobbiamo muoverci per principi e non per sentimenti.­

Forse ci troviamo in qualche situazione complessa, molto probabilmente; e in queste circostanze devono sempre prevalere i principi del Decalogo. Quindi, se hai un problema con qualcuno, vai e risolvi con lui il più presto possibile. Chiedigli perdono per quello che ti compete. Forse lui o lei ti hanno offeso per primo, o l’offesa è venuto esclusivamente da parte loro. Ma anche Cristo fu crocifisso senza colpa da parte sua e tuttavia perdonò i suoi carnefici e anche pregò il Padre di perdonarli. Forse vi trovate in una situazione in cui le persone non vogliono perdonare. Non importa, chiedi perdono sinceramente e lascia la tua causa nelle mani di Dio. Questo è l’ideale cristiano che dobbiamo perseguire! Fino a quando è una teoria, anche il rispetto della Legge da parte nostra rimarrà una teoria, perché l’amore è il compimento della legge (Rm.13:10).

“Se i tuoi fratelli sbagliano devi perdonarli, e quando vengono a confessarti la propria colpa, non dire: “Non li ritengo abbastanza umili per perdonarli e non credo che il loro pentimento sia genuino”. Chi ti ha dato il diritto di giudicarli come se potessi leggere nel loro cuore? La Parola di Dio dice: “E se si pente, perdonagli. E se ha peccato contro te sette volte al giorno, e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli” (Luca 17:3, 4). Perdonalo non sette volte, ma settanta volte sette, tante volte quante Dio perdona te!(Parole di Vita, cap.19).

Conclusione

Se vogliamo diventare uno nella chiesa di Cristo, dobbiamo imparare ad amare. Amare implica il donarsi all’altro come Dio si è donato in Cristo a noi fino al punto di morire. È certo che l’unità che dobbiamo cercare e conservare con i nostri fratelli non dovrebbe essere a sacrificio della verità, ma “nella” verità. Il messaggio che ci unisce, ci separerebbe se lo disprezzassimo. La nostra unità deve essere sempre migliorata visto che serviamo lo stesso Signore, che abbiamo una stessa fede e un solo battesimo (Ef. 4:5). L’unità che si otterrebbe sacrificando i principi, non è il tipo di unità che dovremmo cercare.

La verità che ci libererà, il battesimo che ci introdurrà nel popolo di Dio, la fede nel Signore Gesù che ci salverà, produrrà unità tra i membri del Corpo di Cristo e completa sottomissione alla legge di Dio.

Presto entreremo in un nuovo anno. Facciamo di questa occasione un trampolino di lancio per saltare alla ricerca di armonia con i nostri fratelli, perché questo è il compimento della legge (seconda tavola del Decalogo). Nell’essere uniti tra di noi, Dio invierà benedizione e vita eterna (Sal. 133:3), ed impareremo ad amarlo, rispettando i primi quattro comandamenti, “Perché chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”­ (1 Gv. 4:20). Amare Dio ed il prossimo è la dimostrazione del compimento della Legge. Dio ti benedica. Amen.­

Pastore José V. Giner
Dicembre 2017