COLUI CHE PERSEVERA SINO ALLA FINE

UNE FAUSSE CONCEPTION DE LA SANCTIFICATION
01/07/2018
PORTE-PAROLES D’ESPÉRANCE
01/08/2018

Iniziare è facile

Il Signor Gesù ha insegnato che ogni cristiano che abbraccia la fede ha un’altra opera da svolgere altrettanto importante come la prima: “Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato”  (Matteo 24:13). (Nuova Riveduta). Gesù da tanta importanza al perseverare sino alla fine che l’iniziare a vivere la fede. Ed è logico, nessuna impresa può prosperare se non esiste la perseveranza. Tutti possono iniziare qualcosa nella vita, grande o piccolo, però se non si persevera nel coltivare ciò che si è iniziato il risultato sarà un fallimento.

La caratteristica dell‘essere umano è quella di arrendersi quando incontra una certa resistenza nelle questioni della vita. Da piccoli si vede già questa tendenza. I bambini iniziano un gioco o un compito e subito lo abbandonano per farne un altro. Da quanti genitori ho sentito la stessa lamentela:” Mio figlio non è perseverante nell’esercitarsi a pianoforte, nello studio, nello svolgimento dei compiti, etc.”. I genitori devono aiutarli a superare questa inclinazione e far comprendere loro che senza perseveranza non ci saranno buoni risultati.

Perseverare apre le porte

            Nel mondo secolare, i grandi uomini sanno che la perseveranza è alla base del loro esito. Citiamo qualche caso di personaggi illustri. Si dice che Abramo Lincoln avviò un’attività a soli 21 anni e gli andò male; a 22 fallì nella carriera di avvocato; a 24 fallì nuovamente in altre attività: a 26 anni soffrì per la morte della sua fidanzata; a 27 ebbe un attaccò nervoso; a 34 perse la campagna elettorale; a 45 perse le elezioni per il senato; a 47 cercò di diventare vicepresidente degli Stati Uniti, però perse. A 49 riperse le elezioni per il senato a 52 divenne presidente degli stati Uniti del Nord America, era il numero 16, dopo che vi furono stati grandi come George Washinton, Thomas Jefferson e altri. Molti storici hanno considerato Abramo Lincoln come uno dei maggiori presidenti degli stati Uniti del Nord America. Però cosa sarebbe successo se Abramo Lincoln non avesse perseverato nel suo proposito? Di sicuro non sarebbe diventato mai presidente di una delle nazioni più potenti del mondo.

Thomas Alba Edison era parzialmente sordo e si dice che frequentò la scuola per tre mesi. Dopo dei quali la maestra disse ai genitori del bambino che lo ritirassero dalla scuola perché era “molto stupido per imparare”. La madre di Edison lo istruì a casa e gli insegnò ad essere perseverante, tanto è vero che Edison è considerato come uno degli inventori più importanti della storia dell’umanità. Una delle sue invenzioni più apprezzate fu la lampadina elettrica: però Edison raccontava che provò migliaia di volte prima che elaborasse la sua invenzione. Quando Edison diede a conoscere al mondo la procedura che aveva seguito per creare la lampadina disse:”Non furono mille invenzioni fallite, fu un’invenzione di mille passi”. Che esempio di perseveranza!

William Shakespeare, il famoso scrittore inglese, considerato come uno dei più celebri della letteratura universale, disse:” Se l’uomo fosse costante, sarebbe perfetto”.

L’incostanza nella perseveranza

            Se è necessaria la perseveranza nella vita secolare, lo è molto di più nella vita di fede. Nella parabola che presentò Cristo sul seminatore, esistono vari tipi di persone e reazioni. Troviamo il seme che fu seminato sul ciglio della strada (Matteo 13:20). Si riferisce a coloro che odono la parola di Dio ma non provano molto interesse, sono più concentrati nei piaceri di questo mondo, ascoltano l’offerta di salvezza ma non la capiscono, non credono neppure che sia rivolta a loro, lasciano, quindi, passare l’aurea opportunità che il cielo gli dà. In questo caso non possiamo parlare di perseveranza perché l’individuo non inizia neppure a camminare per il sentiero della fede. Di questo tipo di perone ce ne sono molte, disgraziatamente.

Quello che venne seminato nel terreno roccioso, ascolta la parola la riceve con gioia (Matteo 13:20). Però cosa succede dopo? Poiché questi semi cadono tra i sassi non possono mettere radici profonde e subito muoiono. Così come abbiamo detto all’inizio: accettare la fede è più facile che perseverare nella fede. L’uditore “i sassi” prova gioia nel proprio cuore nel ricevere la verità. Rapidamente fa piani per cambiare vita, altrettanto si emoziona e si entusiasma con il nuovo cammino; è convinto, lo si vede felice; però siccome non fa decisi sforzi per soggiogare la sua natura peccaminosa, visto che non ha una reale comunione con Dio, non persevera nel rimanere unito a Cristo, la sua fede appassisce quando riscalda il sole delle difficoltà e dei problemi.

L’uditore “spinoso” riceve anche la parola, però neppure lui persevera in essa, perché gli affanni di questo secolo, l’inganno della ricchezza lo soffocano e non portano frutto (Matteo 13:22). E infine abbiamo l’uditore “buona terra”. Questo tipo di persone non soltanto odono la parola, la capiscono, la fanno loro e perseverano producendo frutti abbondanti (Matteo 13:23). Un albero non potrebbe produrre i suoi frutti senza perseverare nel processo di maturazione; questo meccanismo naturale lo ha predisposto Dio. Una maternità non può verificarsi se non passano i nove mesi di gestazione. Un baco non può convertirsi in una meravigliosa farfalla se non attraversa il processo di metamorfosi. Un uomo o una donna, di natura peccaminosa, possono soltanto convertirsi in veri cristiani se perseverano nel cammino della fede, perché la loro natura li spinge in modo naturale allo scoraggiamento, all’incostanza.

La Bibbia è ricca di esempi che confermano questo insegnamento. Ricordiamo il caso di molti discepoli di Cristo, che si erano arruolati nelle file dei seguaci del Maestro, però quando ascoltarono alcuni insegnamenti che erano contrari ai loro interessi, abbandonarono Gesù, non perseverarono: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.” (Giovanni 6:66).

La perseveranza che trionfa

            Gesù insegna che dobbiamo perseverare per poter essere salvati (Matteo 24:13). E’ interessante notare che parla di “perseveranza sino alla fine”. Cosa significa questo? In realtà se questo fine riguarda la venuta di Cristo, non si applica, perché da quando Gesù ha detto queste parole, sono già morti migliaia di credenti prima che arrivino alla fine. Questo “fine” è la fine della nostra vita, o la fine del tempo di grazia, se siamo vivi prima che succeda.

La vita è una corsa nella quale ci viene concesso di partecipare. I corridori atletici sanno che devono prepararsi molto bene per poter raggiungere la meta. Però non serve a nulla che arrivino al traguardo se non arrivano per primi o al massimo secondi o terzi; il resto non contano, è come se non avessero corso. Tuttavia nella corsa della fede tutti sono premiati con la vita eterna, se perseverano nel raggiungere la meta e la realizzano, non importa quando, a che ora, né la strada percorsa, se è poca o tanta, se hanno zoppicato, se hanno trascinato i loro piedi o sono caduti per terra; ciò che importa è che sono arrivati per la grazia di Dio e hanno raggiunto la meta.

L’apostolo Paolo dice: ”Proseguo la meta” (Filippesi 3:14). In altre versioni dice: “Proseguo avanzando”. Questo ci trasmette l’idea di non fermarsi, di non scoraggiarsi difronte agli ostacoli, di non abbandonare la corsa cristiana mai.

La caratteristica del vero credente dei nostri giorni la incontriamo in Apocalisse 14.12, nel contesto del triplice messaggio angelico, dove dice: “Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.”

In questo versetto viene chiarito in cosa devono perseverare l ‘uomo e la donna di fede: nell’essere fedeli a Dio, nell’osservare i suoi comandamenti e osservare la fede di Gesù. Accettare Gesù come Salvatore personale, conduce la persona ad obbedire alla sua santa legge visto che si è convertito nel Signore della sua vita. Questa è la grande differenza tra coloro che asseriscono di amare Cristo ma non osservano la sua legge perché discutono che la salvezza è per grazia e non per opere e coloro che dimostrano il loro amore a Dio osservando i suoi comandamenti per il potere che la grazia di Cristo impartisce loro. (Giovanni 14:15).

La questione è che l’osservanza dei comandamenti è il risultato di perseverare nella nostra comunione con Dio attraverso i meriti di Cristo. Egli ci dà tanto il volere come l’operare per la sua buona volontà (Filippesi 2:13). Se perseveriamo nel conoscere Dio e servirlo, cresceremo in santità, perfezionando il nostro servizio e amore.

Paolo continua parlando della corsa cristiana e dice che dobbiamo proseguire correndo con pazienza e liberandoci da tutti i pesi e dal peccato, però c’è una condizione indispensabile per arrivare al di sopra del perseverare, è tenere gli occhi su Gesù, l’autore e compitore della fede (Ebrei 12:1-2). Di Mosè viene detto che fu sostenuto in mezzo alle peggiori circostanze perché si incoraggiò come se vedesse colui che è invisibile (Ebrei 11:27). Gli israeliti morsi da serpenti velenosi potevano salvarsi dal veleno mortale se guardavano il serpente di bronzo che aveva costruito Mosè e che rappresentava Cristo. Questo sguardo di fede era un simbolo per porre gli occhi su Gesù come Salvatore personale, la fede nel suo sangue espiatorio salvava il peccatore.

A nulla ci servirà abbracciare la verità e perseverare in essa, se alla fine distogliamo i nostri occhi da Gesù, perché ci scoraggeremo. Egli è l’unico che può dare senso alla nostra vita e aiutarci a mantenerci nel cammino della fede. Gesù è l’unico che ci può fortificare e convincerci a perseverare sino alla fine nel nostro patto di amore con Dio. Non sappiamo quando arriverà l’ora di morire o quando finirà il tempo di grazia; ciò che sappiamo è che dobbiamo perseverare sino alla fine, che arriverà quando Dio vorrà. Quest’opera è l’opera del Signore in noi attraverso il suo Santo Spirito. Chiediamo, dunque, con fervore che il nostro meraviglioso Dio ci aiuti a perseverare e che le parole bibliche si compiano in noi: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.” (Filippesi 1:6).

Caro lettore, ti incoraggio aperseverare nel cammino cristiano. Dio ti benedica e ti dia una felice giornata. Il tuo amico Josè Vicente.

Pastore José V. Giner
Luglio 2018