CI AMO’ SINO ALLA FINE

IL NOUS AIMA JUSQU’À LA FIN
01/06/2018
LES TALENTS
01/06/2018

Vi saluto nel nome del Signor Gesù. In questa lettera rifletteremo intorno al testo di Giovanni 13:1, “Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.”

L’ora profetica

In queste parole incontriamo vari elementi molto interessanti da analizzare e soprattutto farli nostri. In primo luogo il Maestro riconosce che la sua ora era giunta. Cosa significa questo? Nel capitolo del vangelo di Giovanni, mentre Gesù si trovava ad un matrimonio, disse a sua madre che la sua ora non era ancora arrivata (Giovanni 2:4). Però adesso ammette che il suo tempo era compiuto e che era il momento della crisi.

Non era per niente facile per il nostro Signor Gesù affrontare le complesse situazioni della sua vita, considerando che la visse nella sua umanità. Egli era Dio e uomo, ma non usò mai il suo potere divino per beneficio personale come molti potrebbero pensare. In questo consistettero precisamente le sue prove, le sue tentazioni: possedeva la capacità per muovere il mondo con un dito e nonostante ciò visse e agì come un uomo. Era essere umano al cento per cento. Egli sapeva che Giuda lo avrebbe tradito per denaro, che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte e che il resto dei suoi discepoli lo avrebbero abbandonato nel momento di maggior bisogno. Conosceva anche i piani malvagi delle autorità religiose e che infine avrebbe donato la sua vita in sacrificio espiatorio.

Gesù non cedette, non si scoraggiò, non uscì di corsa per scappare. No. Decise di bere l’amara coppa e arrivare fino alla fine. In questo senso stava compiendo la profezia: Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faran­no cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno ama­ramente come si piange amaramente un primogenito.” (Zaccaria 12.10). Doveva essere così, non c’era un altro modo per salvare l’essere umano, se non espiando i loro peccati.

Un amore incomprensibile

            Quando riflettiamo su questo tema, non possiamo che rimanere colpiti e cadere in ginocchio davanti a Dio pieni di gratitudine. Com’è possibile che Gesù ci abbia amato così intensamente e che lo farà fino alla fine, dato che noi siamo tanto reticenti ad amarlo?

Era giovedì sera quando Gesù fu consegnato dal tradimento di Giuda, il tesoriere del suo gruppo. Mancavano poche ore perché giacesse morto nella tomba e gli rimaneva un cammino di sofferenza e dolore da percorrere. A questo si aggiunse la negazione di Pietro, gli altri scapparono. Tuttavia non smise di amarli. Quando vide ciò che gli fece Giuda, colui che aveva guidato i suoi detentori, gli disse “amico” (Matteo 26:50). Lo avrebbe potuto qualificare diversamente, perché Giuda dimostrò di essere il meno amico fra tutti. Però Gesù lo chiamò amico, perché comunque lo amò fino alla fine.

Ciò che fece Pietro con Gesù fu tremendo, lo rinnegò tre volte, affermando che non lo conosceva, che non sapeva chi fosse questo uomo, che non aveva alcuna relazione con lui. Arrivò perfino alla bassezza di maledire e giurare il falso (Matteo 26:74). Pietro! Pietro! Che tristezza così grande! Come poco conosceva se stesso! Aveva un’eccessiva fiducia in se e lo dimostrò quando rassicurò il Maestro che non lo avrebbe mai rinnegato, mai! Anche gli altri lo fecero; che sarebbe andato con Cristo fino alla morte se fosse stato necessario (Matteo 14:29-31). E ora, arrivato il momento nel quale il metallo è posto sul fuoco, non resiste e cade in quello che aveva assicurato che non sarebbe mai caduto. Non potrebbe succedere la stessa cosa a noi? Cadere in quello che abbiamo criticato degli altri.

Gesù lo aveva avvertito, ma Pietro non vi fece caso, piuttosto si sentì a disagio quando il suo Maestro non si fidò delle sue parole. E nonostante tutto questo, che pazienza dimostra il Salvatore con il suo discepolo! Se qualcuno di noi sapesse che un amico lo rinnega in questo modo, probabilmente ci allontaneremmo da lui con determinazione. Però Gesù amò Pietro fino alla fine. Anche dopo il compimento delle sue parole profetiche, guardò il discepolo caduto e vergognato e invece di trafiggerlo con gli occhi, gli regalò uno sguardo commovente di tenerezza e perdono. La misericordia di Cristo raggiunse internamente il cuore rotto di Pietro e pianse amaramente (Luca 22:62). Questo è l’amore che Dio desidera creare in noi attraverso l’opera del suo Spirito Santo.

L’essenza della Legge di Dio

            E’ chiaro che non possiamo capire questo amore come umani, perché va al di la della nostra portata questo tipo di esperienza; tuttavia Dio lo mette a nostra disposizione attraverso l’opera della grazia: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.” (Ezechiele 36:26-27).

Osservare gli statuti, vivere sottoposti all’ubbidienza della santa Legge di Dio, è l’essenza dell’amore, perché la sintesi della legge è l’amore. Quando un interprete della Legge chiese a Cristo che gli spiegasse qual era il comandamento più importante della Legge, “Gesù gli disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comanda­men­to. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.” (Matteo 22:37-39).

Tutti i dieci comandamenti sono importanti, i primi quattro presentano il nostro dovere di amare Dio sopra tutte le cose e i sei restanti ci esortano ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Quello che fece Gesù fu riassumere la legge, presentare la sua essenza che è l’amore. Se amiamo siamo in armonia con il nostro Creatore e il nostro prossimo. Quindi coloro che sostengono che la Legge di Dio è abolita, stanno com­mettendo un grave errore perché nell’eliminare la Legge non esisterebbe più il peccato, perché il peccato soltanto può essere riconosciuto tramite la Legge (1Giovanni 3:4).

L’argomento che la legge è stata abolita è anti biblico al cento per cento, perché abolire significa “revocare”; una legge abolita non è vincolante, vuol dire che se la legge dice “non ammazzare” e qualcuno uccide, non sta commettendo un delitto, perché è stata abolita la legge. Nel mio paese più di cinquant’anni fa era proibito agli uomini fare il bagno senza maglietta e vi erano dei controlli nelle spiagge; se si incontrava un uomo senza maglietta veniva multato o ripreso. Le donne dovevano usare un abito lungo. Non vi era alternativa. Oggi questo è già abolito e la gente in molti luoghi fa il bagno svestita o quasi nuda e non succede niente. Il diavolo ha fatto credere che la legge è abolita però i difensori di questo argomento dimenticano che nell’abolire il sabato del Decalogo, hanno anche abolito gli altri nove comandamenti e quindi di conseguenza violarli non sarebbe un peccato.

Seguendo l’esempio di Gesù

            Non è facile amare coloro che non ti amano e ancor di più coloro che ti amareggia­no la vita, tuttavia Gesù ci chiede questo: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pre­ga­te per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani?” (Matteo 5:44-46). Vediamo questo nella vita di Gesù? Si!

Il nostro Salvatore trattò con bontà Giuda nonostante sapesse che lo avrebbe tradito; non lo denunciò al gruppo ne lo svergognò apertamente, anzi gli diede diverse occasioni per cambiare il suo atteggiamento, affinché si pentisse. Gesù fece la stessa cosa con Pietro, ebbe pazienza e lo sopportò nonostante fosse troppo impulsivo ed emotivo; era molto orgoglioso e gli piaceva essere al di sopra di tutti. Utilizzò una forza brutale quando vennero ad arrestare Gesù, trascurò la preghiera quando il Salvatore gli disse di pregare e vegliare. È chiarò che dimostrò anche tratti positivi, però prevalsero le sue debolezze. E nonostante ciò, Gesù lo amò fino alla fine. Dopo il fallimento di Pietro, Gesù gli diede la possibilità di cambiare e realmente fece un grande cambiamento.

Se Cristo non avesse amato Pietro fino alla fine non sarebbe esistita la prima e la seconda lettere di Pietro nella Bibbia, né sarebbe stato il primo apostolo che proclamò il vangelo ai gentili. La stessa cosa avvenne con Giovanni che era conosciuto con il soprannome di “figlio del tuono” (Marco 3:17). Questo apostolo aveva un curriculum per niente promettente. Era impulsivo, aggressivo, egoista, diffidente, esclusivista e altro ancora. In un’occasione suggerì a Gesù che si pregasse affinché scendesse fuoco dal cielo e distruggesse un villaggio dei samaritani che non avevano voluto ricevere Cristo (Luca 9:52-56). Però Gesù lo amò fino alla fine e il suo amore riuscì a modellare questo cuore duro e arrogante fino a quando si rivelò il carattere del Maestro e Giovanni si convertì nel discepolo dell’amore diventando uno strumento di benedizione per migliaia e migliaia di persone.

Vediamo anche questo amore incommensurabile manifestato da parte del Salvatore verso il popolo Giudeo, nonostante gli resero la vita abbastanza difficile, fino ad ammazzarlo. Gesù pianse su Gerusalemme e non di rabbia né di risentimento per averlo respinto ma per il destino che lo attendeva. Quante volte desiderò aiutarli, aprire i loro occhi alla luce, renderli creditori delle benedizioni divine, ma furono indifferenti! E ancora peggio, furono nemici! E il Salvatore pianse per loro, provò compassione. Rimanendo in croce pregò per i suoi carnefici e per coloro che lo prendevano in giro: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” (Luca 23:34).

Questo è un esempio per noi da seguire! Non sembra che il genere umano sia disposto a farlo, perché ogni volta esiste sempre più odio nel nostro pianeta! Però, cosa dire dei cristiani? Dovremmo dimostrare nella nostra vita la vita del nostro amato Signore, però… le crociate, l’inquisizione, le guerre religiose, il fanatismo religioso, l’odio tra esseri umani e altro, è un chiaro indicativo che tuttavia siamo lontani da questo ideale. Cosa dovremmo fare? Chiedere a Dio che cambi il nostro cuore, che ci converta, che ci trasformi come Pietro e Giovanni, affinché impariamo ad amare iniziando dal nostro circolo più ristretto, perché è molto facile amare coloro che sono lontani se non abbiamo relazioni con essi.

Ci risulta più facile parlare dell’amore verso Dio e il prossimo, però quando qualche vicino ci dà fastidio o qualcuno nella chiesa non ci dimostra simpatia, a quel punto si rompe tutto lo schema e affiora il vecchio Pietro o il vecchio Giovanni. Qualcuno mi disse in un’occasione:” Se questa sorella andrà in cielo, io non desidero andarci, perché non sopporterei di stare al suo fianco neppure per un minuto”. Decisamente il fratello non comprendeva il messaggio di Gesù. E io? Lo capisco? E tu? A volte è chiaro teorica­men­te, ma lo viviamo? Questo è il nostro problema(sfida). Se non riusciamo a perdonare coloro che ci offendono, se non sappiamo essere tolleranti e pazienti durante la pro­vo­cazione, che tipo di fede abbiamo? La fede non è solo per i momenti buoni, quando tutto va ottimamente. La fede si deve manifestare quando soffiano i venti dell’avversità e ciò nonostante manteniamo la calma, la serenità, senza perdere di vista il Nord che è Cristo.

Se questo viene rivelato nella nostra vita, vedremo meno divorzi in mezzo a noi, meno violenza, meno inimicizie, persino meno malattie. Oggi si sa che molti dolori sono il risultato della sofferenza mentale. Iniziamo a manifestare l’amore di Dio in mezzo a noi, come il matrimonio, la famiglia, il lavoro, la chiesa. Quando ci sposiamo promettiamo di amarci nella salute e nella malattia, nella povertà e nella ricchezza, nella prosperità e nell’avversità.

La coppia non diventa nemica perché tutto va bene, ma perché deve affrontare situazioni complesse; ma facilmente uno si dimentica delle promesse, come Pietro. Siamo umani e questo è tipico della nostra natura peccaminosa. Tuttavia come cristiani dobbiamo capire che ora apparteniamo a Cristo, che non siamo di nostra proprietà, che siamo stati comprati con il suo sangue e che per la sua divina grazia dobbiamo arrivare ad essere nuove creature (II Corinzi 5:17). Il matrimonio si forgia con la promessa di amarsi fino alla fine, cioè fino a quando la morte non separa la coppia. Questo è un principio divino, così come Gesù ci ama per sempre, anche se gli voltiamo le spalle, pure noi dobbiamo amare sempre il nostro coniuge, anche se arrivano crisi. Se applichiamo questo principio ameremo quindi l’altro non guidati da sentimenti ed emozioni, ma da motivi superiori. Si compiranno le parole dello Spirito di Profezia: “Dobbiamo scegliere quel che è giusto perché è giusto, e lasciare a Dio le conseguenze” (Il Gran Conflitto, pag. 513 versione spagnola).

Che il Signore ci dia la grazia di amare come Gesù ci ama: fino alla fine. Dio ti benedica e ti dia una felice giornata. Amen.

Pastore José V. Giner
Giugno 2018