CANTARE CON COMPRENSIONE

ULRICH ZWINGLE – NEUTRALISANT L’ERREUR
01/06/2017
CHANTER AVEC INTELLIGENCE
01/06/2017

L’importanza della musica

Il nostro modo di cantare esercita su di noi e sugli altri una forte influenza. Molte persone si sono convertite ascoltando cantare un inno. Ogni volta che i credenti si riuniscono per lodare il nome di Dio ed innalzare al cielo canti in suo onore, o per ascoltare altri fratelli che possiedono il dono della musica, l’anima si nutre spiritualmente e molte buone decisioni vengono prese in questi momenti; la mente si rilassa, il cuore diventa sensibile in modo speciale e diviene pronto a ricevere il pane della vita che si presenta nel sermone, che nutrirà ogni fibra, muscolo e ossa del corpo spirituale.

Ricordiamo che lo spirito maligno che tormentava Saul se ne andava quando sentiva la musica di Davide (1 Samuele 16:15-16,23). I canti e la musica erano presenti nella vita di pellegrinaggio di Israele; la musica sacra ed il canto venivano insegnati nella scuola dei profeti. Sia nei servizi del tempio che quando ci si spostava da un luogo all’altro, belle melodie con testi appropriati per l’occasione permeavano l’atmosfera di un’influenza santificante, allo stesso tempo svolgevano una funzione pedagogica, poiché la ripetizione costante degli inni contribuiva ad incidere nella memoria quei testi che contenevano gli aspetti importanti del piano di salvezza, ricordi di benevolenza e favore di Dio, promesse e speranze donate dal Datore della vita al suo popolo.­­­­­

La musica come parte dei servizi religiosi

L’importanza della musica, nella vita dei credenti e nei servizi di chiesa, è ratificata dalla Parola di Dio che ci insegna come la musica sia stata compagna inseparabile dell’uomo fin dall’inizio. Sia la musica strumentale che vocale costituiscono, o dovrebbero costituire, una parte importante dei servizi religiosi.

Alcuni hanno espresso il parere che la musica debba essere posta su un piano inferiore rispetto alla predicazione o alla preghiera, ma non dovrebbe essere così. Non c’è dubbio che l’origine della musica, come già detto, è divina. Dio ha inventato la musica; le più belle melodie mai sentite nell’universo emanano da Dio ed anche Lui stesso canta (Sofonia 3:17). Come mi piacerebbe sentire cantare Dio! Sono sicuro che piacerebbe anche a te.

Fin da quando ero molto piccolo, mi ricordo che mi piaceva ascoltare la musica e il canto. La zona dove sono nato è città natale di musicisti, cantanti e pittori. L’influenza del mio ambiente mi ha portato, a tredici anni, a diventare parte della banda musicale della scuola, composto da vari strumenti. Io suonavo la chitarra e cantavo. Più tardi ho cantato in un paio di gruppi il cui stile musicale erano le canzoni di protesta. Lentamente mi sono sviluppato in questo campo e sono giunto a considerare la musica come un prolungamento del mio essere. Volevo diventare un cantante, ma nel crescere mi sono reso conto che il mondo dello spettacolo non era il migliore per me. Ringrazio Dio che mi ha preservato dall’esercitare questo dono per il mondo e ora posso usarlo per Lui e per la sua chiesa.­­­­­

Come ogni buon dono, la musica è stata usata e si usa anche per il male. Potremmo anche parlare di tanti aspetti negativi: la distorsione della musica, il suo potere distruttivo della morale dei giovani, ecc. Ma ho intenzione di concentrarmi su un aspetto che forse non è stato molto discusso fin qui, ed è l’atteggiamento mentale che dovremmo avere quando cantiamo, in modo che la musica diventi ciò che Dio vuole che sia: una grande benedizione per te e per me e per tutto il popolo di Dio in questo mondo.­

Musica e comprensione

Nel Salmo 47:6-7, siamo invitati a cantare a Dio ed a farlo con la comprensione; alcune traduzioni usano termini come “intelligenza”, “bravura”, “solennità”, “saggezza”: “Cantate lodi a DIO, cantate lodi! Cantate lodi al nostro re, cantate lodi! Poiché DIO è re di tutta la terra; cantate lodi con bravura” (Nuova Diodati). Che cosa significa questo?

L’intelligenza o la comprensione, è la capacità di capire, di conoscere, di avere giudizio e buon senso. Questo significa che quando cantiamo a Dio dobbiamo farlo come se stessimo facendo una preghiera. Nella preghiera ci sforziamo di eliminare tutte le interferenze esterne; al centro del nostro interesse c’è Dio e tutto ciò che riguarda il piano di salvezza; cerchiamo di concentrarci su ciò che diciamo e su come lo diciamo; facciamo sforzi mentali per migliorare l’uso del linguaggio e per esprimere con sempre più precisione e concretezza cosa vogliamo dire a Dio; facciamo dell’atto del pregare un momento speciale ed unico. Una preghiera in cui questi ingredienti non sono presenti, languirà per tempo fino a morire.

Nel cantare dobbiamo avere un atteggiamento simile. Paolo sottolinea proprio questa questione e ciò costituisce una dimostrazione dell’importanza del cantare con la comprensione: “Canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mia mente” (1 Corinzi 14:15). ­

Non dovremmo cantare in modo sconsiderato o trascurato, iniziare e fermarsi ogni volta che vogliamo senza riguardo degli altri partecipanti, pronunciare in modo da non far capire quello che diciamo o gridare per assordare il prossimo, o cantare con un tono diverso rispetto a quello usato dalla congregazione. Cantare muovendo il corpo o applaudendo è normale nel mondo ed in molte chiese cristiane, ma tutte queste manifestazioni non dovrebbero esserci tra i fedeli del popolo di Dio.

È importante che ogni credente si sforzi di cantare il meglio possibile. È vero che non tutti hanno il dono del canto o della musica, ma questo non significa che non dobbiamo cantare. Ci saranno sempre persone che canteranno meglio di altri, ma tutti noi dobbiamo cercare di fare del nostro meglio.

“Dobbiamo imparare a cantare gli inni della redenzione qui se dobbiamo cantarli in cielo” (Cada Día con Dios, p. 338). “Tutti devono dedicare tempo a coltivare la voce, in modo che la lode di Dio possa essere cantata in toni chiari e soavi” (9T 144).

Ovunque sia possibile si organizzino lezioni di canto e di musica. I fratelli o sorelle con più esperienza insegnino alla fratellanza a cantar meglio gli inni e ad impararne di nuovi, ad intonare e ad eliminare dalla voce ogni suono poco gradevole. Se la persona ha difficoltà ad imparare a cantare, la si può aiutare anche suggerendole di cantare a volume più basso per evitare di non essere in armonia con gli altri. Si formino cori con fratelli e sorelle più abili, duetti, trii, quartetti e che la chiesa canti al Re della gloria. In sintesi, si coltivi questo prezioso dono del cielo perché la nostra offerta musicale sia più gradita a Dio.

Cantare con la consapevolezza significa anche pronunciare bene le parole che diciamo. Un oratore che non parla chiaramente non può esercitare una buona influenza sui suoi ascoltatori. I difetti di pronuncia influenzano il processo di comunicazione. Perché ci sia buona intesa tra due interlocutori c’è bisogno di capire le parole che si pronunciano o cantano. Dio non ha bisogno che parliamo correttamente per capirci, perché prima di esprimere ciò che vogliamo dire Egli già lo conosce.

Ma la pronuncia corretta Lo onora di più, perché esercita un’influenza benefica prima su di noi e poi anche sull’ascoltatore che può essere portato a un livello spirituale superiore attraverso ciò che ascolta (Romani 10:17). Ricordiamo che i Leviti leggevano in modo chiaro e mettendo significato in ciò che leggevano (Neemia 8:8). Se avessero pronunciato male le parole, sarebbero stati capiti ugualmente? Avrebbero esercitato la stessa influenza sugli ascoltatori? Avrebbe raggiunto l’obiettivo di presentare le richieste della legge con chiarezza? “Non è necessario cantare ad alta voce, ma intonare in modo chiaro, pronunciare correttamente e avere una chiara espressione ” (9T, 144).

Cantare con la comprensione non è una negazione della bellezza e della gioia. Il Signore Gesù Cristo stesso ci ha dato un esempio del cantare con gioia e letizia nel suo cuore: “A volte si dice che Gesù non abbia mai sorriso. Questo non è corretto. L’innocenza e la purezza di un bambino traevano dalle sue labbra un canto gioioso” (Exaltad a Je­sús, p. 84). Il termine “allegro” non significa che dobbiamo saltare nella sala di culto; c’è una grande differenza tra il cantare con il cuore pieno di gratitudine a Dio e di gioia per la così grande salvezza che Egli ha compiuto in nostro favore, ed il movimento di tutto il corpo eccitato da una musica che incita col suo ritmo alla danza o al movimento.

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Alcuni sostengono che anche Davide abbia ballato, ma era un ballo per Dio, santo e pieno di riverenza, aveva uno scopo cultuale. Gli uomini e le donne non ballavano insieme e la danza era fatta sempre per lodare e onorare il sacro nome di Dio: “La musica e la danza eseguite durante il trasferimento dell’arca, espressione della gioiosa lode al Signore, non hanno nulla a che vedere con la moderna danza caratterizzata dalla dissolutezza. Mentre l’una tende a ricordare Dio ed esaltarne il nome, l’altra è un inganno di Satana che fa dimenticare Dio e lo disonora” (EGW, Patriarchi e Profeti, ediz. 1998, p.592).

“Coloro che fanno del canto una parte del servizio divino, dovrebbe selezionare inni con musica appropriata per l’occasione, non note funebri, ma allegri e soprattutto con melodie solenni ” (El Evangelismo, 371).

Cantare con la comprensione non è sinonimo di “emozionarsi/eccitarsi”. La capacità di suscitare emozioni e sentimenti non è sempre la prova che lo Spirito Santo opera in noi. Non dobbiamo dimenticare che la fede non è un semplice sentimento, ma un principio. Quindi non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che, se non sento emozioni e sentimenti particolari, è inutile quello che canto; o viceversa, se mi emoziono è un segno inequivocabile che quello che sto cantando o ascoltando aggrada Dio e che sono più vicino a Lui. Nei culti, a volte possiamo emozionarci per un canto e non per un altro, ma non è fondamentale, pertanto è importante che cantiamo col cuore e che lo facciamo con l’obiettivo di lodare Dio.

La musica, in generale, ha la capacità di suscitare emozioni e sentimenti, per questo la gente si emoziona e sente “i brividi” ascoltando canzoni mondane; può succedere anche a noi se le ascoltiamo. La musica moderna, con le sue dissonanze, suoni sintetici, ritmi e cadenze, testi sentimentali e romantici, suscita emozioni ed eccita la mente. I giovani che frequentano le discoteche e che ballano e bevono la loro quantità settimanale di alcol e fumano sigarette, possono essere con gli occhi chiusi, in estasi ed entusiasti della musica che li circonda, ma non c’è nulla di sacro in questo, non un grammo di la fede, niente che possa piacere a Dio.

Malgrado possano sentirsi bene, essere felici, eccitati, quanto invece sono lontani da Dio! Potrebbe accadere lo stesso in una congregazione religiosa. Le persone possono battere le mani, muovere il corpo, alzare le mani al cielo con gli occhi chiusi e sentire una sorta di estasi religiosa che li porta ai vertici delle emozioni. Ma questo non è garanzia di connessione con Dio. Ciò che conta veramente è avere una conoscenza del Vangelo, un rapporto vivo e permanente con Dio. “Qualche volta lo scoraggiamento turberà il nostro spirito e minaccerà di schiacciarci. Nonostante ciò, non dobbiamo perdere la fiducia. Dobbiamo continuare a contare su Gesù, indipendentemente dai nostri sentimenti” (EGW, Messaggio ai Giovani, ediz. 2012, cap.30, p.113).­­­­­

Insomma, caro lettore, che cosa è importante per il Signore? Vivere secondo la sua volontà (Matteo 7:21); l’amore espresso in obbedienza ai Suoi comandamenti (Giovanni 14:15); fare affidamento sulla sua Parola; confidare nei meriti di Cristo ed avere speranza nelle sue promesse.

Come cristiani dobbiamo discernere tra il “sentirsi bene”, perché sento una qualche emozione speciale ed il “confidare in Dio nonostante…”, oltre le mie emozioni e sentimenti. Nel cantare con la comprensione ci stiamo concentrando sul messaggio che le nostre labbra pronunciano, ci stiamo identificando con il testo, lo stiamo facendo nostro e stiamo chiedendo a Dio che queste parole si applichino alla nostra vita, che abbiamo o meno sempre delle emozioni o sentimenti speciali.  ­­

Il canto dei redenti

La musica continuerà ad esistere per tutta l’eternità. Sarà parte dell’esperienza dei redenti risuscitati (Isaia 26:19) e dei vivi traslati. “…e gridammo: “Alleluia, il cielo è gratuito!” e suonavamo le nostre magnifiche arpe facendo risuonare le volte del cielo” (EGW, Primi Scritti, ediz. 2012, p. 40) “In quell’occasione i redenti potranno salutare coloro che li hanno condotti al Salvatore. Si uniscono nella lode di colui che morì perché gli esseri umani potessero godere di una vita eterna come quella di Dio. La lotta è conclusa, le sofferenze sono finite. I canti di vittoria riempiono il cielo mentre i riscattati sono intorno al trono di Dio. Tutti intonano il gioioso ritornello: «Degno è l’Agnello che è stato immolato… Ci ha riscattati per il Signore»” (EGW, Sulle Orme del Gran Medico, ediz. 2000, p. 276)

“In ogni mano viene posta la palma della vittoria e un’arpa scintillante. Poi, degli angeli danno la nota e ogni mano tocca abilmente le corde dell’arpa ricavandone una musica dolce e melodiosa. Ogni cuore esulta e ogni voce esprime lodi e ringraziamenti. “… A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue, e ci ha fatti essere un regno e sacerdoti all’Iddio e Padre suo, a lui siano la gloria e l’imperio nei secoli dei secoli. Amen. (Apocalisse 1:5-6)” (EGW, Il gran conflitto, ediz.2012, p. 587).

Anche i 144.000 intoneranno un canto speciale che non si è mai ascoltato nell’universo, ispirato alla propria esperienza (Apocalisse 14:1-5). Nella nuova terra, ogni Sabato si ascolteranno inni di amore e di lode in onore a Dio e a Suo Figlio Gesù Cristo, morto per salvarci; milioni e milioni di angeli e di redenti di tutti i tempi alzeranno le loro voci perfettamente unite ed armoniche

Udii ancora ogni creatura che è nel cielo, sulla terra, sotto la terra e quelle che sono nel mare e tutte le cose contenute in essi, che diceva: «A colui che siede sul trono e all’Agnello siano la benedizione, l’onore, la gloria e la forza nei secoli dei secoli».” (Apocalisse 5:13). Vuoi essere lì? Sì, anch’io. Prepariamoci, dunque, per questo evento futuro!­

Che bel dono Dio ci ha regalato! Lo useremo a suo onore e gloria? Canteremo con la comprensione? Dedichiamoci con tutto il cuore a Dio su questa terra e cantiamo, cantiamo le meraviglie di Colui che ci ha portato dalle tenebre alla sua meravigliosa luce, Dio ti benedica. Amen.­

Pastore José V. Giner

Giugno 2017